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giovedì 6 settembre 2007

Sicurezza interna. Sinistra in crisi







Dopo un anno e più di governo la sinistra si è accorta di essere in crisi sulla sicurezza e si dimostra propositiva e interessata sul tema, al punto da riempire le pagine dei giornali; e perfino le divisioni al suo interno fanno emergere decisioni sofferte, che comunque si intendono assumere, nonostante i contrasti. E’ sufficiente un rapido bilancio di quanto Prodi e compagni hanno fatto sul punto fino a questo momento: -Il ministro dell'Interno ha più volte in Parlamento denunciato la pesante riduzione dei fondi dall'ultima Legge finanziaria: l'incremento del carico fiscale, cui hanno fatto seguito maggiori entrate, è stato paradossalmente accompagnato dalla decisione di ridurre complessivamente di un miliardo di euro l'intero sistema della sicurezza. Risultato: Amato ha riferito di aver chiesto ai Vigili del Fuoco di non pagare i canoni di locazione degli immobili nei quali operano e di utilizzare i pochi soldi rimasti per fare benzina! A proposito di benzina: nella Finanziaria del 2006 la voce relativa al carburante e alle riparazioni delle vetture delle forze di polizia era di circa 67 milioni di euro; nel 2007 è stata ridotta a 27: 40 milioni di euro in meno da un esercizio finanziario all'altro! Questo spiega l'incremento sensibile di incidenti stradali, anche mortali, corrispondenti alla diminuzione dei controlli, a sua volta conseguente al fatto che più della metà delle automobili delle forze dell'ordine restano in garage.
-E’ patetico l’interesse quasi esclusivo sui lavavetri, mentre rapinatori, ladri, estorsori e omicidi viaggiano in libertà. E’ vero che l’indulto è stato votato dai 3/4 dei parlamentari, ma è altrettanto vero che il governo Prodi ha dato un contributo decisivo al suo varo: in particolare, il ministro Mastella, enfatizzando il problema carceri e portando alla Camera e al Senato dati falsi su quanti avrebbero fruito del provvedimento di clemenza (12.000, a suo dire; 43.000, a distanza di un anno), e il ministro Amato, rifiutando di illustrarne le prevedibili conseguenze in termini di incremento dei reati più gravi. Ciò ha permesso di rimettere anzitempo in libertà - e di restituire al loro disonesto lavoro - migliaia di rapinatori, ladri ed estorsori. In un anno rapine, furti, estorsioni e omicidi sono cresciuti: è proprio il caso di continuare a parlare di lavavetri? Non servono nuove figure di reato per questi illeciti da strada: serve la puntuale applicazione di regole la cui inosservanza è stata colpevolmente tollerata. Accompagnata dal ricordo che il “no ai lavavetri” è stato finora contraddittoriamente affiancato dal “sì ai clandestini”: un anno abbondante di scelte amministrative del governo Prodi ne ha incrementato il numero, consolidando uno dei fattori più diffusi di aumento della criminalità.
-L’indulto gli italiani non lo volevano. E’ servito a evitare il carcere a chi, spesso molto vicino ai partiti, aveva commesso reati contro la pubblica amministrazione, reati finanziari, reati societari, reati fiscali. Il resto sono balle.
Mastella è stato messo lì per questo. E’ un inciucione bipartisan. Garantisce tutti, tranne i cittadini.
Gli effetti dell’indulto si sono visti in questi mesi. Adesso un Governo di impuniti ci dice che vuole impedire le scarcerazioni facili. Che vuole combattere la microcriminalità.
Secondo una analisi costi-benefici
I dati ISTAT mostrano che a fronte di una spesa media per detenuto calcolata intorno ai 70mila euro l’anno (2), la società civile paga un prezzo stimato di 150mila euro in conseguenza dei crimini commessi in media dai detenuti che usufruiscono del beneficio di clemenza. E si tratta di una stima che pecca per difetto, perché non tiene conto di alcune tipologie di reati per i quali è impossibile stabilire un costo, come lo spaccio di stupefacenti, i tentativi di omicidio o la
È dunque assolutamente necessario riequilibrare il rapporto tra costi e benefici della detenzione.
Prima dell’indulto del luglio 2006 la popolazione carceraria italiana era pari a 60mila persone. Grazie all’indulto ne sono state liberate circa 26mila. Ma a giugno 2007, ultimo dato disponibile, si era già tornati alla capienza regolamentare delle carceri, e cioè 43mila detenuti. Tra pochissimo, dunque, si riproporrà il problema del sovraffollamento. Prima di riparlare di atti di clemenza, andrebbero almeno introdotte misure di selezione più efficienti di quelle adottate finora.

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