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mercoledì 22 novembre 2006

Il Molise consola gli esclusi


Da poco ci sono state le elezioni regionali ed è stata data una buonuscita ai consiglieri di 1 milione di euro.Malgrado ha vinto la mia coalizione per la seconda volta io vorrei segnalare questo abuso. In una regione di 300 mila abitanti,la sanità in deficit,le scuole crollano,terremotati senza case,strade interrotte...i conseglieri regionali guadagnano quanto dei parlamentari e gli danno pure una buona uscita di 1 milione di euro.

I consiglieri regionali uscenti non ce l'hanno fatta a tornare in Consiglio oppure non si sono ricandidati? Niente paura, per loro è in arrivo una lauta buonuscita. Pagata, naturalmente, dai contribuenti molisani.

La Regione consola gli esclusi:
1 milione di euro di buonuscita
Per facilitare “il reinserimento nel mondo del lavoro”, una legge del ’74 elargisce soldi ai 21 ex consiglieri non rieletti: 72mila euro a Patriciello e Di Sabato, 51mila a Di Brino e Porfido, 42mila a di Rocco, eccetera. I diretti interessati dicono che la legge non ha più senso, ma si sono ben guardati dal cambiarla. Anzi: nel corso degli anni i privilegi sono stati potenziati.

L’onorevole Aldo Patriciello (Udc), europarlamentare, socio di decine di imprese edili nonché proprietario della famosa clinica sanitaria Neuromed di Pozzilli, dopo undici anni passati sui banchi del Consiglio Regionale ha bisogno di un aiutino economico per il reinserimento nel mondo nel lavoro. Glielo si potrebbe forse negare? Proprio no, e infatti “Mamma Regione Molise” gli liquida 72mila euro e qualche spicciolo (quasi 150 milioni di vecchie lire) perché non abbia da trovarsi con le tasche al verde in attesa di un nuovo impiego. La stessa cifra sta per essere versata anche sul conto corrente dell’ex consigliere regionale Antonio D’Ambrosio (Ds). I molisani non l’hanno voluto a Palazzo per la terza volta? Beh, dopo oltre un decennio di duro lavoro in politica un cospicuo ‘premio di reinserimento’ per il tempo sottratto all’attività di bancario, che svolge a Campobasso, è il minimo. Lo stesso dicasi per Italo Di Sabato (Rifondazione Comunista) che decidendo motu proprio di non candidarsi in questa tornata elettorale, si è praticamente licenziato dal Consiglio regionale. Ma visto che la sua attività da laico è stata interrotta per ben tre legislature, la Regione gli viene incontro per il suo reinserimento (i maligni dicono: “per il suo primo inserimento”) nel mondo del lavoro: pure a lui 72 mila e rotti euro.

Anche l’ex consigliere Domenico Porfido (Forza Italia) fa parte della nutrita schiera dei ‘trombati’ in Regione. Ma – va detto - ha pur sempre sacrificato sei anni e mezzo della sua vita in un impegno a favore della collettività, attivo in prima linea per lo sviluppo del Molise quando avrebbe potuto benissimo dedicarsi anima e corpo alla sua professione, quella di avvocato: anche a lui, quindi, una sacrosanta buonuscita, questa volta di 47 mila euro circa, che gli servirà certamente per ammortizzare i devastanti effetti dell’impatto con le aule giudiziarie e i tribunali al termine di due legislature occupate a saltare dalla coalizione di centrosinistra a quella di centrodestra e poi al faticoso rituale di stare nella stanza dei bottoni.
Un po’ meno – 36 mila euro e rotti - spettano a Pino Gallo (Udeur) che in Consiglio ci ha passato solo cinque anni, mentre nel caso di Angelo Pio Romano (Udc) la somma lievita essendo stato, l’ex dirigente regionale, anche assessore: per lui un bell’assegno di 66 mila 500 euro.

Cambiano le cifre, ma lo spirito è identico: tutti gli ex consiglieri regionali, sia quelli che si sono ricandidati ma non ce l’hanno fatta sia quelli che hanno deciso di non rimettersi in gioco, hanno diritto al cosiddetto “premio di reinserimento”, una sorta di liquidazione degli scartati della cui esistenza pochi sono al corrente.
Complessivamente la Regione Molise dovrà sborsare quasi la bellezza di un milione di euro. Due miliardi di lire per garantire un rientro soft agli ex amministratori dell’ente più importante del territorio nei rispettivi posti di lavoro. Che siano dipendenti pubblici o lavoratori privati, che siano pensionati o disoccupati, imprenditori o liberi professionisti, non fa differenza: il reinserimento tocca a tutti, e viene considerato sulla base dell’ultima indennità ricevuta in Regione. Se, per esempio, uno è stato presidente di una commissione durante gli ultimi mesi di legislatura, il premio gli viene riconosciuto calcolando quella indennità (più alta rispetto a quella di semplice consigliere) per gli anni di mandato elettorale. E’ il caso di Antonio Di Rocco (Nuova Dc) che si consolerà dalla bocciatura inflittagli dagli elettori con i 42 mila euro che gli spettano in quanto ex presidente di commissione.

Vergognoso? Indecoroso? Anacronistico? Niente di tutto questo. E’ tutto perfettamente legale, sancito e codificato da un popò di leggi che regolano la complessa materia dello stato giuridico dei consiglieri regionali, le cui indennità – va ricordato – sono state parificate a quelle dei parlamentari nel 1997. Ecco le cifre mensili (esclusi i rimborsi spese che di fatto raddoppiano la busta paga): 11mila euro per il presidente della Giunta e per quello del Consiglio; 9500 euro per gli assessori e il vicepresidente del Consiglio; 8400 euro per i presidenti delle Commissioni consiliari e infine 7300 euro ai consiglieri semplici. Spicciolo più, spicciolo meno.

Su questa base si calcola il premio di reinserimento, che si ottiene da una banale moltiplicazione matematica, così come recita la legge n. 2 del 1984: “La misura dell'indennità è stabilita, per ogni anno di mandato esercitato, in una mensilità dell'indennità lorda prevista per la carica di Consigliere Regionale, in godimento nel corso del mese in cui si verifica la cessazione dalla carica, fino ad un massimo di 10 mensilità”.

Tutto chiaro. Con qualche dubbio da sciogliere, però. Prendiamo ancora Di Rocco. A lui ora spettano 42 mila euro (che devono essergli versati “entro 40 giorni dal voto”): ma se Chieffo, che lo ha sopravanzato nel numero di preferenze, dovesse dimettersi da Consigliere regionale per fare l’assessore, Di Rocco gli subentrerebbe automaticamente. A quale tipo di reinserimento al lavoro servirebbe, in quel caso, il malloppo già intascato dal politico termolese?
Stesso discorso per l’ex assessore Quintino Pallante (Alleanza Nazionale): incasserà 47mila euro e rotti, e quel denaro non glielo toglierà nessuno, nemmeno se – come appare quasi scontato – da qui a tre mesi entrerà nella nuova Giunta Iorio come assessore esterno o andrà a occupare il posto in Consiglio della Fusco Perrella nel caso sia lei a diventare assessore. La legge è chiarissima: l’imprenditore di Frosolone, che non ha mai ‘mollato’ l’azienda di famiglia, ha diritto al premio di reinserimento nel mondo del lavoro. Più controversa invece la situazione di Gianfranco Vitagliano (Forza Italia). Lui pure è stato assessore, ma per farlo si era dimesso da Consigliere: ha ugualmente diritto alla buonuscita di 47 mila euro? Il dibattito è aperto.

Così come è aperto il dibattito su altri tre casi complicati: quelli di Di Domenico, Terzano e Orlando. Erano stati consiglieri fra il 1995 e il 2000, non rieletti nel 2000, ma nuovamente entrati in Consiglio (Terzano pure assessore) nella legislatura iniziata nel 2001. Quindi, dopo essere già stati rimpinguati di denaro nel 2000 per il loro reinserimento nel lavoro, ora, a sei anni di distanza, vengono re-reinseriti con un altro bel malloppo che sta fra i 7200 euro di Orlando (un solo anno di legislatura, ma nel 2000 intascò un premio equivalente all’indennità di 10 mesi) e i 36 mila di Di Domenico. A meno che – e c’è una scuola di pensiero che lo sostiene – non abbiano diritto adesso a una “liquidazione” ancor più alta che tenga conto anche negli anni passati a Palazzo Moffa fra il ’95 e il 2000.

A sentire i consiglieri regionali, sia i riconfermati che gli esclusi, sembrano tutti d’accordo – a destra come a sinistra – sul fatto che si tratta di una legge superata, entrata in vigore in un’epoca in cui davvero per fare il consigliere bisognava lasciar perdere la professione, con relative perdite economiche. Nessuno però – nè a destra nè a sinistra – ha mosso un dito per modificare, ridurre o sopprimere il privilegio.

Era il 1974 quando il Premio di reinserimento venne istituito la prima volta dalla Regione Molise. Da allora è stato aggiornato, rivisto, corretto, mai però eliminato. In realtà è stato ‘migliorato’, naturalmente a vantaggio dei beneficiari. Fino a dieci anni fa era ricavato da un fondo cosiddetto di solidarietà: i consiglieri versavano il 6 per cento della loro indennità mensile in una cassa comune, che fra le varie funzioni aveva appunto quella di fronteggiare l’indennizzo. Naturalmente la somma non bastava a coprire le laute buonuscite, perciò veniva integrato “con altri eventuali contributi o elargizioni”. Che, detto in parole meno complicate, significa i soldi di tutti i cittadini contribuenti.

Nel 1996 quel fondo è stato abolito, inglobato nella cassa previdenziale dei consiglieri, i quali lasciano nei depositi della regione il 22 per cento circa dei compensi che vanno a costituire il fondo pensioni. Già, le pensioni: altro privilegio, questo, dai contorni flessibili. Si chiama vitalizio (perchè viene elargito, dai sessant’anni in su, vita natural durante) e si calcola in proporzione agli anni di mandato (quindi di contributi versati) sull’indennità mensile lorda. Può essere ‘basso’, più o meno di 2500 euro (il 30 per cento dell’indennità di consigliere che ha svolto il mandato per 5 anni) o può arrivare a 6000 euro e più nel caso di quei consiglieri rimasti agganciati alle poltrone di palazzo per oltre dieci anni. La legge che disciplina l’assegno vitalizio è la n. 10 del 1988. E’ la stessa che prevede un anticipo della pensione: si può incassare il vitalizio anche a partire dai 55 anni, sebbene leggermente ridotto rispetto ai parametri standard. E si ha diritto al vitalizio pur avendo svolto un mandato inferiore ai 5 anni: basta versare i contributi retrospettivi. Insomma, un’ampia flessibilità anche in questo caso.
Ovvio che il fondo pensioni è insufficiente a garantire il vitalizio a tutti. Così, anche in questo caso, la pensione dei consiglieri (anche di quelli che una pensione già ce l’hanno, frutto di un lavoro che hanno fatto fino all’ultimo giorno utile) viene pagata in parte dai cittadini.

Tornando al premio di reinserimento. Abbiamo fatto qualche calcolo, per stabilire caso per caso quanto prenderanno gli ex consiglieri e assessori regionali della legislatura che si è appena conclusa: 7200 euro per Orlando e Di Biase; 28 mila 500 a Terzano; 36370 euro per Gallo, Di Domenico, Di Lisa, Caterina, Sozio; 42 mila a Di Rocco; 47500 a Pallante e Nagni; 50900 a Di Brino, Porfido e Di Stasi; 58700 a Paglione; 66500 a Pio Romano; 72700 a Di Sabato e D’Ambrosio. A questi vanno aggiunti i 72700 incamerati da D’Ascanio e da Patriciello lo scorso giugno quando si sono dimessi da palazzo Moffa dopo 11 anni (il primo per reinserirsi nel lavoro come presidente della Provincia, il secondo per reinserirsi al parlamento Europeo) e i 21800 euro messi in tasca nel giugno del 2004 da Di Fabio, reinseritosi nel lavoro come sindaco di Campobasso. Rimane infine l’incognita Vitagliano, in bilico fra zero e 47.500 euro.
Il totale fa 953 mila euro. Se si aggiungono i 47 mila di Vitagliano, si arriva a un milione di euro tondo tondo.

Visto che trovare le leggi nel labirintico sito internet della regione Molise, che sembra ideato e progettato da qualche genio della fuorvianza, è stata un’impresa a dir poco difficile, è possibile che in virtù di qualche non meglio precisata revisione legislativa le cifre possano essere lievemente sbagliate. I consiglieri regionali che ci hanno agevolato nella verifica di questi dati preferiscono non venire citati, e noi li capiamo. Le somme pubblicate sono state arrotondate per difetto, ma appunto, essendo complicato il calcolo, è possibile che qualche piccolo errore sia stato commesso. Scontato perciò ricordare che eventuali precisazioni saranno gradite.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Uhè Nicò perchè non scrivi alle iene??
Forza con sto blog...falli neri

sanmolis ha detto...

non ci crederai ma gli ho scritto alle IENE. mi hanno ringraziato ma la soffiata deve essere presa in considerazione dagli autori. Sono daccordo con te: facciamoli neri!!!

Anonimo ha detto...

uè uè nicò io te l'ho sempre detto che hai sbagliato famiglia......bacioni passionali!!!

Anonimo ha detto...

glià glià uagliò pallamaella che bellu blog!! ci sai fare...
denuncia e combatti con vena radicale e spirito sovvertivo, la blogosfera unica alternativa per un mondo che ci tappa la bocca


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