
La nostra generazione è generalmente abituata ad un decente stile di vita, a volte viziata e non abituata al sacrificio. Bene o male, nessuno ha patito gli sforzi dei nostri genitori o comunque dei nostri nonni. I tempi erano diversi certo. Dopo la seconda guerra mondiale, negli anni 60 soprattutto c’èra voglia di crescere, di risorgere e di fare salti sociali. C’erano opportunità da sfruttare, si metteva tutto in campo e c’era voglia di lavorare motivati. Da qualche anno invece è tutto cambiato. La nostra economia non cresce più, aumenta la disoccupazione, il welfare state rischia di saltare e il nostro Paese ha un debito pubblico esorbitante. A livello finanziario il nostro è un Paese a rischio. I tassi d’interesse delle obbligazioni statali continuano ad aumentare a causa di aumento di rischio e quindi il nostro debito continuerà a crescere. Serviverebbe un rinnovo della macchina burocratica e dei servizi statali al fine di rientrare nella spesa. Purtoppo lo Stato ha sperperato troppo e ne è testimonianza il non ritorno economico. Il nostro è un Paese paralizzato. Ogni governo preferisce evitare riforme drastiche, non si può licenziare nessuno, non si possono toccare le pensioni…sostanzialmente non si riesce a rinnovare niente. Siamo in coma. Un mio professore di marketing aziendale mi ha insegnato: << In azienda, e anche nella vita, bisogna prevedere e risolvere i problemi prima che siano difficili. Prendi il difficile quando è facile!>>. Come dargli torto?
Ogni giovane cercando di guardare al suo futuro…cosa può trovarsi di concreto davanti? Chi entra in una mentalità clientelare, che io non esito a definire una “mafia inconsapevole“, un futuro ce l’ha. Ma chi non vuole piegarsi, che ha voglia di creare qualcosa e che punta tutto sulle sue qualità, che fa? Eccezioni a parte, un giovane davanti a se non trova nulla. Non c’è meritocrazia che abbia spazio tale da soddisfarne la domanda.

Da giovane che sono, sono circondato da coetanei demotivati, tristi e senza aspirazioni. Personalmente confesso che da poco mi hanno soffiato praticamente davanti agli occhi un posto di lavoro a tempo indeterminato a causa di raccomandazioni politiche. Ero il selezionato prima che subentrasse un potere esterno che decidesse chi era il più adatto a quel lavoro. Finalmente posso ammettere amaramente di essere un inculato del sistema.
La speranza non la voglio perdere di certo però ammetto di essere scoraggiato e con un arma in meno. Consapevole che il nostro Paese andrà in recessione, che gli assetti geopolitici stanno cambiando, che avrò difficoltà nell’appagarmi professionalmente tramite canali meritocratici e che probabilmente non crescerò i miei figli con lo stesso tenore di vita che i miei genitori hanno garantito a me, mi demotiva
