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venerdì 11 marzo 2011

Fine dell'amore

C'era un innamorato che amava senza speranza. Si ritirò del tutto nella propria anima e gli parve che il fuoco d'amore l'avrebbe consumato. Perdette il mondo, non vedeva più il cielo azzurro e il verde bosco, il torrente per lui non frusciava, l'arpa per lui non suonava, tutto era sprofondato e lui era caduto in miseria. Ma il suo amore cresceva e lui avrebbe preferito morire e rovinarsi piuttosto che rinunciare al possesso della bella donna che amava. Sentì allora che il suo amore avrebbe bruciato in lui ogni altra cosa, e l'amore divenne potente e tirò e tirò, e la bella donna dovette obbedire, venne, e lui era lì a braccia aperte per attirarla a sé. Ma quando gli fu davanti si era del tutto trasformata, e con un brivido egli sentì che aveva attirato a sé tutto il mondo perduto. Era davanti a lui e gli si arrendeva, cielo e bosco e torrente, tutto gli veniva in contro in nuovi colori, fresco e splendido, gli apparteneva, parlava il suo linguaggio. E invece di conquistare soltanto una donna egli aveva tra le braccia il mondo intero, e ogni stella del cielo ardeva in lui e scintillava voluttà nella sua anima. – Aveva amato e amando aveva trovato se stesso. Ma i più amano per perdersi " (Hermann Hesse)

giovedì 26 agosto 2010

NUOVE OPPORTUNITA' PER I GIOVANI: PERCHE' NON CHIEDI ALL'AMICO DI PAPA'?

Alcuni dati dicono che l’Italia è al ventunesimo Paese al mondo dove si vive meglio. Il fattore penalizzante è la mancanza di opportunità. Da buon ragazzo di provincia mi verrebbe da dire: << Però il nostro è Paese dove si mangia meglio al mondo!>>. Basta aprire meglio gli occhi, cercare di uscire dalla comune mediocrità per capire che il mangiare è soggettivo e che non rappresenta un elemento rilevante di un buon vivere. La mancanza di opportunità è sintomo di un Paese bloccato, stagnante e senza prospettive. La questione è grave, non va trascurata. Senza opportunità viene a mancare il futuro. E’ come vedere un cane triste perché non riesce a mordersi la coda. I cani siamo noi giovani e le code rappresentano gli obiettivi che non riusciamo a raggiungere.
La nostra generazione è generalmente abituata ad un decente stile di vita, a volte viziata e non abituata al sacrificio. Bene o male, nessuno ha patito gli sforzi dei nostri genitori o comunque dei nostri nonni. I tempi erano diversi certo. Dopo la seconda guerra mondiale, negli anni 60 soprattutto c’èra voglia di crescere, di risorgere e di fare salti sociali. C’erano opportunità da sfruttare, si metteva tutto in campo e c’era voglia di lavorare motivati. Da qualche anno invece è tutto cambiato. La nostra economia non cresce più, aumenta la disoccupazione, il welfare state rischia di saltare e il nostro Paese ha un debito pubblico esorbitante. A livello finanziario il nostro è un Paese a rischio. I tassi d’interesse delle obbligazioni statali continuano ad aumentare a causa di aumento di rischio e quindi il nostro debito continuerà a crescere. Serviverebbe un rinnovo della macchina burocratica e dei servizi statali al fine di rientrare nella spesa. Purtoppo lo Stato ha sperperato troppo e ne è testimonianza il non ritorno economico. Il nostro è un Paese paralizzato. Ogni governo preferisce evitare riforme drastiche, non si può licenziare nessuno, non si possono toccare le pensioni…sostanzialmente non si riesce a rinnovare niente. Siamo in coma. Un mio professore di marketing aziendale mi ha insegnato: << In azienda, e anche nella vita, bisogna prevedere e risolvere i problemi prima che siano difficili. Prendi il difficile quando è facile!>>. Come dargli torto?

Ogni giovane cercando di guardare al suo futuro…cosa può trovarsi di concreto davanti? Chi entra in una mentalità clientelare, che io non esito a definire una “mafia inconsapevole“, un futuro ce l’ha. Ma chi non vuole piegarsi, che ha voglia di creare qualcosa e che punta tutto sulle sue qualità, che fa? Eccezioni a parte, un giovane davanti a se non trova nulla. Non c’è meritocrazia che abbia spazio tale da soddisfarne la domanda.
Da giovane che sono, sono circondato da coetanei demotivati, tristi e senza aspirazioni. Personalmente confesso che da poco mi hanno soffiato praticamente davanti agli occhi un posto di lavoro a tempo indeterminato a causa di raccomandazioni politiche. Ero il selezionato prima che subentrasse un potere esterno che decidesse chi era il più adatto a quel lavoro. Finalmente posso ammettere amaramente di essere un inculato del sistema.
La speranza non la voglio perdere di certo però ammetto di essere scoraggiato e con un arma in meno. Consapevole che il nostro Paese andrà in recessione, che gli assetti geopolitici stanno cambiando, che avrò difficoltà nell’appagarmi professionalmente tramite canali meritocratici e che probabilmente non crescerò i miei figli con lo stesso tenore di vita che i miei genitori hanno garantito a me, mi demotiva. Ci proverò comunque a cavarmela per quello che mi è possibile ma giuro che farei di tutto perché questo sistema malato cambi. Le rivoluzioni culturali non si fanno da soli. E’ la maggioranza che si deve organizzare ma il sistema elettorale e l’informazione non sono affatto incentivanti. La storia del cane che si morde la coda si continua a ripetere e ripetere…ma i cani sono cani, noi siamo umani, razionali e alquanto coglioni.

lunedì 5 aprile 2010

Prima mi rialzo e poi collasso




OGGI VIVIAMO AL DI SOPRA DELLE NOSTRE POSSIBILITA' MENTRE IN ALTRI CONTINENTI (CINA , BRASILE, INDIA AFRICA ECC ECC) LA CLASSE BORGHESE SI STA CREANDO E STA OTTENENDO QUELLO CHE I NOSTRI PADRI OTTENEVANO NEGLI ANNI 60.Negli anni 60 le aspettative economiche erano di crescita. Tutto procedeva velocemente, si stava creando il ceto medio, la popolazione era entusiasta e lavorava con forza e vigore.

ERA IN ATTO UN CICLO VIRTUOSO. Si viveva di speranza di miglioramento. Si costruivano i sogni e si riusciva a realizzarli, anche perchè si partiva da una situazione di povertà.

SI VIVEVA FELICI PERCHE' SI MIGLIORAVA!!!

Oggi invece, pur vivendo negli agi, molto di piu' di allora, siamo TRISTI, DEMOTIVATI E FRUSTRATI, CON L'ANGOSCIA DI PERDERE QUELLO CHE ABBIAMO, DI NON POTERCI PERMETTERE QUELLO CHE PRIMA AVEVAMO.

Altre popolazioni crescono mentre noi ci impoveriamo. I nostri risparmi sono investiti in titoli del debito CHE SONO DESTINATI O A PERDERE VALORE O AD ANDARE VERSO IL DEFAULT.

Nuova ricchezza non riusciamo piu' a crearne, anche perchè il debito che ci circonda ci avvolge in una morsa mortale.

La disfatta e il collasso è garantito che ci sarà, su questo ormai non ci sono piu' dubbi.
La terra vive, è un essere umano, quando sta male scatena terremoti, quando è felice fa crescere foreste, quando gli togli tanto sangue (petrolio) crea tsunami.
Siccome diminuire lo stile di vita, quando si ha la possibilità di aumentarla è impossibile; l'uomo ha deciso di proseguire, voltando le spalle a chi non ce la fa piu', voltando le spalle ai numeri, ai dati, alla realtà, vivendo la giornata, cercando di portare a casa il piu' possibile.

Soldi stampati, debiti stellari, mancanza di regole, povertà a livelli biblici, mercato del lavoro ancora sui minimi del 2008-2009, commodities esplose in una bolla giustificata dall'armata cinese ed indiana (in totale 3.000.000.000 di abitanti, ovvero la metà della popolazione)
Un popolo freddo, peggio ancora degli americani, speculatore, avido e senza pietà.
Oltre che sul loro territorio, si sono ramificati ovunque, trovi un cinese da Dubai a Porto Escondido, dalle Maldive alla Patagonia, dall'Italia all'Islanda.
E' la globalizzazione.
Ovvero io mi tengo la moneta che non vale una cippa rispetto alle altre, lavoro per tutti (lavorano solo loro) e porto il mio Pil a doppia cifra.
Ho una popolazione spaventosa e l'unico fesso che poteva farmi ragionare, lo tengo per i testicoli perchè gli sostengo il debito (ovvero gli USA).
Se nel 29 in USA toccarono il 50% della disoccupazione questa volta ci andranno vicini.
Nei mercati finanziari pare che ci sarà un tialzo epocale, una bolla prima del defoult.
Visto che la borsa è salita di un 100%, dopo una bolla short inspiegabile (bastava guardare il p/e di alcune aziende per capire su che pianeta vivevi), ora i prezzi sono stabili. Ovvero da qui si potrebbe ripartire con un bull sano...invece no.
Gli americanoni sveglioni non possono permettersi anni, devono fare i trilioni privati subito, quindi...utili alla veloce, dati migliori alla veloce, soldi a fiumi e liquidità spaventosa.
Le aste dei titoli di stato USA vanno deserte...e il 31 marzo 2010 la FED ha smesso di comprare al governo USA i titoli di stato (ricordo che la FED ha un 10% del debito americano, pari a circa 1,4 trillion dollar)
Ora...se prima comprava solo la FED ora chi comprerà i titoli di stato USA?
Semplice...nessuno.
Stiamo cercando di spacciare una poesia del Leopardi per una scritta da Jovanotti...
Nessuno sa del futuro, ma i dati sono questi e la situazione (a parte Cina e India e Brasile) è nera.
Wally comanda, e appena deciderà si partirà a razzo, per il rialzo senza senso.
Pensate a quello del 2000, saliva tutto del 30% ogni giorno, tutti compravano e tutto saliva, gli shorters si coprivano e i titoli decollavano...
poi da 5000 di nasdaq a 1200...in nemmeno un anno.
Sarà la stessa cosa, si salirà perchè i soldi stampati a leva sono ancora da posizionare, salirà il petrolio sopra ai 100 $ ...

cosa fare? beh non c'è da fare nulla. Ormai è tutto innescato, in Italia poi sarà catastrofe. Solo a marzo la cassa integrazione è salita del 30%, siamo a +333% in un anno. Falliementi e pignoramenti aumentano e le imprese cinesi dilagano a macchia d'olio, +131% in un anno solo in Lombardia e Veneto.
La globalizzazione. Se ti opponi sei comunista, razzista e fascista, quindi non puoi opporti, ma quando il tappo sarà stappato razzista o no, la fame si farà sentire nel pancino di tutti.
Politici con età media di 60 anni, decotti e stracotti, con idee reciclate e decotte...pensioni da 50.000 € al mese...

Giovani con idee, senza futuro, senza impiego, senza voglia, senza possibilità.
Attenzione! non scrivo questo perchè mi interessa salvare o sponsorizzare o mi interessi, a me non interessa nulla se i cassa integrati aumentano o no, dico solo la realtà dei fatti e spero davvero di sbaglarmi.
Avete fatto caso che non sentite piu' al tg dei barconi con clandestini, quindi non arrivano piu'? sono finiti? nemmeno per sogno, arrivano tutti i giorni e sono in aumento. Sud Americani, Asiatici, Africani, est europa.L'india ha 1.000.000 di ricchi e 1.000.000.000 di poveri.
Il futuro è questo, far sparire il ceto medio, avendo così ricchi che gestiscono tutto (politica, stato, aziende, tasse ecc.) e poveri, con l'unico pensiero di sopravvivere.

PROVOCAZIONE:
davvero credete nell'integrazione sociale, nel ritorno all'utile delle aziende, del miglioramento della disoccupazione, del miglioramento del Pil italiano, nelle tasse piu' basse, nell'aumento delle buste paga, nei servizi migliori?

se ci credete rispondetemi e spiegatemi...sono disposto a pagare bene.

martedì 23 marzo 2010

Vento di rivoluzione in Grecia…

Il Corriere della Sera pubblica in home page una bella foto che ritrae alcuni manifestanti travestiti da maialini. Che carini! Che bella manifestazione, di quelle colorate, pacifiche e coi tamburelli che piacciono tanto ai governi...

La situazione è molto diversa dalle carnevalate per le strade. La Grecia è sull'orlo della rivoluzione, tutti i servizi (dagli aeroporti alle scuole ai supermercati) sono chiusi fino a nuovo ordine, e l'intera cittadinanza è in piazza contro le manovre governative per "il debito". Si vocifera persino che i poliziotti passino dalla parte dei manifestanti, cosa logica in una situazione del genere.

Lo sciopero generale in Grecia con i durissimi scontri avvenuti tra manifestanti e polizia potrebbe essere il preludio ad un’ondata di venti rivoluzionari che potrebbero soffiare in tutta l’Europa Meridionale. Non è la trama di un filmetto catastrofista ma un possibile, neanche troppo remoto, epilogo dettato dall’incapacità di Governi come quello Greco, Spagnolo e Italiano di fronteggiare la crisi e tutelare le classi più deboli.

La situazione economica in Grecia è estremamente dura come del resto lo è anche in Spagna dove il numero dei disoccupati ha superato i 5 milioni. Anche l’Italia è in condizioni preoccupanti con più di 2 milioni di disoccupati ed un debito pubblico impressionante, oserei dire spaventoso.
Purtroppo quando, in una fase di enormi difficoltà economiche, la politica e le istituzioni non riescono a mettersi in sintonia con le necessità del popolo ed anzi addirittura i rappresenti del popolo si preoccupano unicamente di mantenere i propri privilegi se non di aumentarli, come avvenuto in Grecia ed in Italia, si presenta la possibilità che persone oneste, giovani studenti e bravi padri di famiglia, esasperati dopo quasi due anni di gravi ristrettezze, possano trasformarsi in pericolose mine vaganti, capaci di compiere qualsiasi reato. In una tale situazione basta un leader carismatico e la situazione può precipitare in una vera e propria rivoluzione.

La cosa è già avvenuta in passato in molteplici aree del Globo, con conseguenze spesso catastrofiche, e può avvenire in qualsiasi momento. Quando un individuo non ha più nulla da perdere e si trova nell’impossibilità di provvedere al sostentamento della propria famiglia, può reagire in maniera del tutto imprevedibile e può compiere gesti del tutto impensabili in una situazione normale.

È qui che la politica deve sapersi fermare ad ascoltare le necessità del popolo. Prima che sia troppo tardi e si spezzi del tutto la coesione sociale.
I manifestanti greci hanno preso d’assalto alcuni esercizi commerciali ma soprattutto hanno tentato di scagliarsi contro le banche. Ciò è avvenuto poiché lo Stato non ha punito in modo esemplare i banchieri ed i manager di alto livello, che hanno derubato con pratiche scorrette i cittadini greci.

Lo Stato deve essere presente, deve incarcerare i malfattori siano essi ricchissimi banchieri o criminali da quattro soldi. E soprattutto lo Stato deve provvedere con un adeguato welfare-state, soprattutto nei momenti economicamente sfavorevoli come l’attuale.

Se i cittadini si sentono abbandonati, come purtroppo inizia ad avvenire nell’Europa Meridionale, possono iniziare a credere di doversi fare giustizia da soli. Questo è l’inizio della guerra civile.

domenica 21 marzo 2010

Inaugurazione rubrica Economia & Finanza


Sostenuto dalla convinzione che la politica sia mossa quasi esclusivamente da interessi economici, inaugurerò su questo blog una rubrica denominata Economia & Finanza. Non si può parlare di politica tralasciando il ritorno economico che c'è dietro e non si può parlare di scelta politica senza valutare l'impatto economico. Da due anni mi sono appassionato di finanza e di investimenti e ciò mi ha prermesso di comprendere dinamiche che la coscienza mi impedisce di farle tacere. Questo blog è stato trascurato nell'ultimo periodo perchè ritenuto impotente nei confronti dei mezzi mediatici controllati, incapace di sensibilizzare le persone e a causa di carenza volontà informativa e culturale del popolo di internet. Il blog è stato anche messo da parte dai motori di ricerca di Google perchè c'è un sito potente con lo stesso nome "PORTALE DELLE LIBERTA'", dalla prima pagina di ricerca siamo finiti alla quinta e nel mezzo c'erano siti del tutto inappropriati. Disse Giovanni Agnelli: "controllare l'informazione è controllare il potere". Tutto questo è evidente e nel mio piccolo, se avrò almeno un solo elettore che apprezzi l'operato, o che critichi aumentando il dibattito, mi sarà da incentivo a continuare.
Un saluto a tutti

lunedì 7 dicembre 2009

Democrazia controllata e il culto della parsonalità in Italia

Di tanto in tanto capita di ascoltare, se lo vogliamo, di crisi del sistema democratico e di culto della personalità nel nostro Paese. Dai paesi occidentali piovono critiche sul nostro paese e le risposte date dai nostri politici non mi soddisfano. Si risponde con la classica frase << sono accuse delle stampa di sinistra…i soliti comunisti…l’opposizione>>,oppure, <>. Ogni questione viene rigettata al mittente con un’accusa. Dovrei essere soddisfatto? No. Allora decido di affrontare oggettivamente la questione. Come? Pensando.

Pensare perché mio fratello e mia madre, quando provo a criticare Berlusconi e a manifestare il mio dissenso non mi credono. Una cosa sono le idee, opinabili e giusto che lo siano, altro sono le testimonianze fondate. Di fronte ad un dato di fatto non possono esservi idee trasversali. Beh! Di fronte ad una e più certezze dette da un figlio ad una madre, ha vinto il “culto della personalità”. Come è possibile? Ha vinto Berlusconi che grazie alla sua personalità è riuscito ad infondere certezze tali da essere maggiori di quelle date da me a mia madre e mio fratello. Dovrei essere soddisfatto? No. Allora decido di affrontare oggettivamente la questione. Come? Pensando.

Pensare perché ormai pensare è diventata opposizione. Non si può pensare perché vieni accusato, conviene non pensare proprio o vieni bollato. Ma è una democrazia o no? Io penso ma non mi sento affatto far parte dell’opposizione. Proprio io? Uno orientato sempre a destra come me! Una destra moderna e liberale. Nel nostro paese c’è una vera crisi del sistema democratico e non ce ne vogliamo accorgere. Non ci vogliamo pensare. Si scappa sempre, i ritmi sono veloci, l’informazione si apprende a suon di spot e scappiamo via al prossimo impegno dando tutto per certo. Nel frattempo dal fronte politico, mediatico, pubblicitario piovono messaggi, notizie in larga parte finalizzata al controllo dei nostri pensieri. E così accade che c’è gente che crede nella persona, vi è un vero e proprio culto della personalità.

Il termine culto della personalità si riferisce, generalmente in senso denigratorio, all'adulazione di un singolo leader vivente, prevalentemente in ambito politico. Intorno a Berlusconi viene coltivato un culto della personalità che richiama le pratiche di alcuni regimi totalitari. Lui ha un alto concetto di sé. L'estate scorsa si vantava per la propria “grandezza”; le sue “potenze umane” sarebbero incontestabili: non ci sarebbero sulla scena internazionale altre personalità politiche alla sua altezza. In Italia, con l’abbandono delle ideologie politiche, l’indebolimento dell’appartenenza politica e di un senso politico,con il bipolarismo, con le sentenze penali arbitrarie e con un sistema elettorale senza preferenza del candidato, ha intrapreso la strada per una democrazia viziata che si può definire controllata. E’ sbagliato a mio avviso quando qualcuno afferma che l’Italia e sotto una dittatura democratica. Non scherziamo. E’ sempre democratica, ma è un nuovo tipo di democrazia, una democrazia che la nostra breve storia democratica non ha mai conosciuto.

E’ un paese trasformato che deve affrontare nuove sfide, una nuova etica che chissà dove ci condurrà. La studio dell’attuale democrazia italiana richiede molte riflessioni ed è difficile farne un’analisi quindi mi limiterò a definirla viziata e sotto controllo di mani forti. Queste mani sono forti e lunghe ed hanno i guanti che le proteggono da un’eventuale stretta di mano con esponenti mafiosi.

Un elemento rassicurante è che che secondo wikipedia il culto della personalità può collassare molto rapidamente dopo l'estromissione o la morte del capo. Se così fosse piomberemo mica nel caos?

sabato 13 giugno 2009

Uno studente campobassano a confronto con Gheddafi


(tratto da OGGI NUOVO MOLISE)

13/06/2009 10:46

Il riconoscimento per i suoi studi sui rapporti italo-libici

Un importante riconoscimento per uno studente corregionale.
Il campobassano Nicola Santoro è stato premiato giovedì scorso dall'università di Roma. Ad essere 'lodati' i suoi studi di relazioni internazionali inerenti i rapporti italo-libici, i quali gli hanno permesso di incontrare personalemente il leader libico Muhammar Gheddafi.
Laureatosi in Scienze politiche e Relazioni internazionali con la tesi su "I rapporti italo-libici dall'indipendenza della Libia ad oggi" e col relatore di origini molisane Francesco D'Ovidio Lefebvre, Nicola Santoro ha ricevuto la dedica del Colonnello libico sulla propria tesi: .
Proprio il rettore de , Luigi Frati, alla luce degli interessanti lavori di Santoro, aveva manifestato la volontà che lo studente presentasse la sua tesi a Gheddafi.
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Di fronte alla platea di docenti e studenti radunata nell'aula magna de il leader libico Muhammar Gheddafi tra i tanti discorsi, ha affrontato anche quello del terrorismo sottolineando una 'difesa' alla causa palestinese.
La premiazione del campobassano Nicola Santoro è stato un premio importante per l'impegno dimostrato dallo studente.
Un riconoscimento meritato per il giovane studente campobassano e che rimarrà impresso nei ricordi dello stesso Santoro e sulla sua tesi di laurea.

LA STESSA NOTIZIA è PRESENTE SU ALTRI QUOTIDIANI:
- http://www.molisenotizie.it/articolo.php?id=26930
- http://www.primapaginamolise.it/detail.php?news_ID=19602&goback_link=index.php

lunedì 1 giugno 2009

IN ITALIA NON SERVE LA CLASS ACTION: vogliamo mica mandare all'aria il sistema?




La class action in Italia non s'ha da fare, se ne parla a luglio 2009 (forse)

Slitta di altri mesi l'entrata in vigore della class action. Lo ha deciso il Consiglio dei ministri. La norma per le azioni collettive doveva partire il prossimo 1° gennaio, così invece partirà (il forse è d'obbligo) a giugno. Lo slittamento è contenuto nel decreto "milleproroghe". Guardate un pò, ogni volta che c'è una spina nel fianco, la si presenta in parlamento in sedute estive. Giusto, quando la gente è in vacanza o quando sono in ballo i mezzi di informazione su cose futili (es i gossip), in parlamento si approvano cose serie.


Adusbef e Federconsumatori: è una vergogna!

Non si fanno attendere le reazioni delle associazioni dei consumatori: "Vergogna!", "Siamo indignati!" i primi commenti.
"Questa legge, approvata durante la precedente legislatura, è stata prima rimandata dal Governo Berlusconi, con l’obiettivo di migliorarla; oggi, dopo aver peggiorato la legge eliminando la retroattività, viene ulteriormente rinviata di altri 6 mesi", spiegano. E la conclusione è evidente: "Il Governo e la Confindustria vogliono rendere impossibile l’azione di risarcimento per i danni subiti dai cittadini nelle truffe Cirio, Parmalat, ecc. E vogliono rimandare il più possibile l’attuazione della legge stessa, a discapito di tutti i cittadini".
La Class Action, concludono Adusbef e Federconsumatori, per le Associazioni non rappresenta l’occasione per regolamenti di conti ed attacchi indiscriminati alle imprese, ma doveva e dovrà essere un forte deterrente contro truffe e raggiri da parte delle imprese, e un forte incentivo per un funzionamento del mercato trasparente ed efficace.
Il rinvio dell’entrata in vigore della class action è il segno di un Paese in profonda crisi che intende restare in serie B. Gli italiani sono stati privati di un fondamentale strumento di tutela dei loro diritti e dei loro interessi, mentre le aziende disoneste riescono ancora a farla franca. Eliminando la retroattività, così da evitare che gli ultimi grandi scandali nei confronti dei risparmiatori e consumatori, come Cirio e Parmalat, possano essere oggetto di giudizio; eliminando la promessa estensione dell’azione di classe alla PA e alle concessionarie di servizi pubblici.
La class-action è uno strumento essenziale per la difesa dei diritti dei consumatori dai raggiri delle imprese che adottano comportamenti commerciali scorretti e per garantire un mercato sano e concorrenziale.

A noi italiani piace tanto il modello americano per quanto riguarda gli interessi politici e industriali ma quando si parla invece di tutela dei consumatori, risparmiatori e fasce deboli, ci scordiamo il "liberale" che è noi.

sabato 31 gennaio 2009

Il Portale delle Libertà diventerà muto.

Il Portale delle Libertà diventerà muto. Non ha più la forza, la fiducia e la speranza di poter vedere l'Italia cambiata. Inizialmente questo blog era una tavola rotonda, si aprivanio dibattiti, vi si postavano articoli redatti con diverse mani, e soprattutto si lottava per una corretta infomazione. Con il passare del tempo il progetto è passata la voglia di scrivere anche al Direttore Sanmolis, cioè io. Da adesso parlerò a titolo personale. Ho 24 anni, laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, una ardende e passata attività politica. Ho iniziato la politica schierandomi con un leader che reputavo tutto l'opposto di quello che poi si è dimostrato. Ho iniziato studi politici e fondato un movimento giovanile sperando di poter contribuire in un gradioso progetto di rinnovamento politico, culturale ed economico. Spero con il cuore di cambiare opinone ma penso che una reltà migliore non sia possibile, almeno in Italia. Cercherò di spiegarmi meglio, anche se difficile scrivere con imparzialità quando di mezzo c'è qualcosa di personale e scritte con il cuore.
L'Italia e Paese nato sulla menzogna e sull'opportunismo. Dal Risorgimento si è cercato di evitare il dibattito sui nostri padri fondatori e sulla loro attività. Ancora oggi si boicottano tesi revisioniste sull'unificazione Italiana. Non soffermandomi nel dettaglio delle ragioni storiche mi limito a sottolineare piccoli e schiette affermazioni.
L'Italia e stata costituita per volontò massonica,
Garibaldi era un ladrone e stupratore, la spedizione dei mille fu una autentica bufalata e i comandanti dell'esercito borbonico si fecero corrombere.
Nel sud Italia si stava economicamente meglio sotto i borboni
I briganti sono stati dei veri patrioti, valorosi, non rinunciarono mai a smettere di combattere perchè i borboni non avevano sciolto il giuramento di fedeltà.
Non si parla dello sterminio per eliminare il brigantggio.
Cavour, giudato da logiche massoniche più grandi di lui, rubò le migliori risorse del sud per portarle al nord Italia, più vicine all'Europa. E iniziò la povertà del Sud Italia.
Del fascismo si prefersce non fare chiarezza.
Lo stesso discorso vale per la strage di Bologna, Brigate Rosse, Aldo Moro ecc.
Tornando alla realtà attuale, credo che con Falcone e Borselleino, sia morta anche la giustizia, l'informazione e i principi cardini del sistema democratico. L'Italia è al 156° posto su 186 Paesi per l'efficienza giudiziaria. Viene dopo l'Angola, Guinea, Sri Lanka... e invece di migliorarla, la politica pensa alle intercettzioni telefoniche e altri metodi per incentivare il silenzio. La televisione nzionale è monopolizzata e lo sviluppo della rete internet ostacolata. Dovesse farci male troppa informazione.

A proposito di silenzi omertosi, anzi mafiosi: il 27 gennaio la Camera ha bocciato la mozione dell’opposizione Pd-Idv-Udc che chiedeva gentilmente al governo di “invitare alle dimissioni il sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino”, Pdl, accusato da sei pentiti del clan dei Casalesi (come ha rivelato una lunga inchiesta dell’Espresso) e indagato per camorra dalla Dda di Napoli, in quanto “lede gravemente non solo il prestigio del governo, ma anche la dignità del Paese”. La mozione era firmata dai capigruppo del Pd Antonello Soro, dell’Idv Massimo Donadi e dell’Udc Michele Vietti, oltreché dagli on. Sereni, Bressa, Ciriello e Garavini. Quest’ultima, una maestra elementare eletta con gl’italiani all’estero e dunque ignara di cose di mafia, ha illustrato la mozione in aula. Purtroppo però le astensioni e le assenze nelle file del Pd han superato quelle del Pdl e salvato l’ottimo Cosentino.

Mozione respinta con 236 no (Pdl più Lega), 138 sì e 33 astensioni. Decisivi dunque i 26 astenuti Pd (fra i quali Cuperlo, Madia e i radicali), i 47 Pd usciti dall’aula perlopiù solo per quella votazione e poi subito rientrati (compresi Enrico Letta, il ministro molto ombra della Giustizia Lanfranco Tenaglia e perfino Marina Sereni, firmataria della mozione stessa), i 22 Pd assenti ingiustificati (compresi D’Alema, Gentiloni e Veltroni, che sull’Espresso aveva chiesto le dimissioni di Cosentino) e i 2 Pd addirittura contrari (fra cui il tesoriere Ds Ugo Sposetti).

Il Parlamento è composto da 18 condannati in via definitiva e tanti altri invece la fanno franca con il bastone del potere. I più recenti in ordine temporale, e citati solo per nome per evitare citzioni giudiziarie:
Totò è i suoi cannoli siciliani;
Franesco, Piero, Massimo, Walter e la grandione unione democratica;
Silvio l'intercettato;
Adolfo nel film intitolato "un'amicizia per caso";
Tonino nel ruolo del padre del film "piccola peste" ;

Queste sono solo alcune delle motivazioni per cui sono sfiducioso del futuro del mio Paese. La cronaca gionaliera ne è una conferma. Appensare al fatto che a 24 la penso così, dopo aver creduto e combattuto per un migliore, corretto sistema democrtico mi rattrista. La mia generazione è sempre meno legata ai valori, e senza di essi non si può avere nessuna aspettativa. Mi auguro che al più presto possa cambiare le mio opinioni e continuare a scrivere con ardente persevernza su questo blog.
Spero che questo articolo non lo legga mai mio fratello, in Aghanistan a combattere per il nostro Paese, portando in alto sempre la bandiera nel cuore, sarebbe una grande dispiacere. Questa bandiera io la porto sempre nel cuore, ma purtroppo quest'ultimo non batte più.

martedì 6 gennaio 2009

Interessi della guerra tra Israele e Palestina


Basta, fermatevi: Papa Benedetto XVI ha implorato Israele ed Hamas di porre "immediata fine" al "tragico" conflitto nella Striscia di Gaza, ed ha chiesto "giustizia e pace" per la Terra Santa. Mi dispiace per il Santo Padre e per la pace ma a volte delle persone preferiscono il conflitto. In Israele serve un conflitto. Non vorrei entrare in merito delle ragioni dell'uno e dell'altro, dato che se ne parla e riparla, ma comprendere gli interessi di una guerra permanente.
Non tutto ciò che si vede è in effetti quello che si vede. Questo assunto, valido in molte circostanze della vita, è più che mai attuale nella crisi tra Hamas e Israele. Dietro la guerra, perché di vera e propria guerra trattasi, tra il movimento islamico e Gerusalemme ci sono ben altri interessi politici di quelli dichiarati, ma soprattutto è una guerra che mette a confronto indirettamente due potenze regionali: l'Iran e Israele.
no gli interessi internazionali a pesare maggiormente su quanto sta avvenendo nella Striscia di Gaza. Innanzi tutto c'è il confronto a distanza tra Israele e Iran, con quest'ultima che negli ultimi mesi ha cercato in tutti i modi di infiltrarsi all'interno di Hamas riuscendoci solo in parte per l'opposizione trovata proprio a Gaza dove Mahmud Zahar, un nome poco famoso ai più ma certamente l'uomo più potente all'interno della Striscia, si è sempre opposto ad una alleanza strategica con gli sciiti. A dire il vero anche il capo dell'Ufficio Politico di Hamas, Khaled Meshal, non ha mai visto di buon occhio l'aiuto offerto dai Mullah, ma è sempre stato possibilista almeno per una alleanza temporanea. Diverso invece il discorso per la parte più estremista del Movimento Islamico, quella che per intenderci forma una piccola galassia di groppuscoli che fanno capo alle Brigate Ezzedin al Qassam, la parte militare di Hamas, da sempre convinti che ogni mezzo è buono per raggiungere l'obbiettivo finale, cioè la distruzione di Israele, anche una alleanza con gli sciiti.

Se questa alleanza non si è - almeno per il momento - concretizzata, lo si deve probabilmente all'intervento dello sceicco saudita Safar al Hawali, eminente ideologo di al-Qaeda e amico personale di Osama Bin Laden, il quale, per non consegnare Hamas ai Mullah, da diversi mesi si sta dando un gran da fare per raccogliere fondi e armi per Hamas in tutti i Paesi arabi anche se con risultati non eclatanti. Perché dico “almeno per il momento”? Perché l'attacco israeliano e gli scarsi risultati ottenuti dalla campagna pro-Hamas di Safar al Hawali hanno improvvisamente spostato l'ago della bilancia verso l'Iran, certamente in possesso di maggiori mezzi per far arrivare denaro ma soprattutto armi ad Hamas. C'è poi da considerare che Teheran è già presente, con gli Hezbollah libanesi, ai confini con Israele e non aspettava che il momento buono per portare anche Hamas dalla sua parte.

Quello che a Gerusalemme non è stato purtroppo capito è che con un attacco di tale portata contro la Striscia di Gaza, paradossalmente si rischia di rafforzare pericolosamente proprio il nemico più pericoloso, l'Iran, la quale da molto tempo cercava di chiudere il cerchio di ferro attorno allo Stato ebraico. Israele ha quindi di fatto indebolito il fronte moderato dei Paesi arabi - Egitto in prima fila – e rafforzato il già crescente potere dei Mullah nella regione mediorientale. Un incubo proprio per i Paesi arabi.

Ecco perché Gerusalemme rifiuta qualsiasi ipotesi di tregua, arrivati a questo punto Israele non può fare altro che continuare le operazioni nella Striscia di Gaza, se si fermasse ora senza aver distrutto Hamas il danno politico e strategico sarebbe immenso. Quasi certamente tutto questo è stato previsto e pianificato da mesi (come lo stesso Olmert ha confermato) proprio in configurazione anti-iraniana, ma tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, che in questo caso è un mare di sangue innocente, un mare di sangue che sta facendo mobilitare le masse arabe persino contro i loro stessi Governi, accusati di immobilità e addirittura di tradimento della causa araba, e rende Israele invisa alle popolazioni occidentali che hanno di fronte agli occhi il terribile scempio di Gaza e i tanti morti innocenti.

Un fatto è certo, la guerra tra Hamas e Israele ha motivazioni molto più grandi di quelle dichiarate da Gerusalemme, motivazioni che come sempre prevedono il sacrificio di innumerevoli vite palestinesi, storicamente considerati carne da macello per gli interessi di tutti, arabi, israeliani e adesso iraniani.

Il Prof. Ismael Hossein-Zadeh, riporta nel suo articolo in calce, Behind the Plan to Bomb Iran, 'Dietro i piani del bombardamento in Libano', la seguente considerazione:
'Le linee guida dietro ai piani di guerra dei 'neocons' americani non devono essere cercate nel grande discorso della difesa della democrazia o degli interessi nazionali ma negli interessi particolari e nefandi, camuffati attentamente dietro la denominazione di interessi nazionali. Questi interessi speciali sono affari lucrosi e dividendi stratosferici provenienti dalla guerra e dal militarismo. Essi includono sia gli interessi economici (famosi come alleanza militare-industriale) sia gli interessi geopolitici (associati fortemente ai gruppi Sionisti che programmano il "Grande Israele" nel Medio Oriente, o lobby israeliane).
…Come i potenti beneficiari dei dividendi di guerra vedono la pace e la stabilità internazionale ostile ai propri affari ed interessi, così anche gli estremisti Sionisti proponenti la linea-dura del "Grande Israele" percepiscono la pace tra Israele ed i suoi vicini arabi pericolosissima per il controllo della "Terra promessa di Israele." La ragione di questa paura della pace è che, secondo un numero notevole di risoluzioni ONU, per pace si intenderebbe il ritorno di Israele ai confini pre-1967; ovvero, il loro allontanamento dalla West Bank e dalla striscia di Gaza.
Le strategie remote dell'alleanza USA-Israele, che da tempo, sin dall'11 settembre 2001, sta pianificando un progetto per un 'proprio Medio Oriente', come affermato da Condoleza Rice nel suo recente viaggio in Europa.


Proprio ieri, 5 gennaio, giunge notizia che gli Stati Uniti avrebbero intenzione di ostacolare qualsiasi iniziativa araba tesa a far assumere al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite un ruolo nella crisi di Gaza. Lo hanno rivelato fonti dell'Onu, citate al quotidiano israeliano "Haaretz", secondo cui l'ambasciatore americano al Palazzo di Vetro, Zalmay Khalilzad, avrebbe ricevuto esplicite istruzioni dai suoi superiori al dipartimento di Stato per fare in modo che non passi la proposta del blocco arabo di assegnare al Consiglio di Sicurezza un ruolo di arbirto ufficiale della crisi. Queste rivelazioni arrivano mentre i ministri degli Esteri di alcuni Paesi arabi sono impegnati negli ultimi negoziati per mettere a punto una risoluzione per il cessate il fuoco, che vorrebbero portare al voto domani.

L'ONU è sempre meno credibile e queste affermazioni sottolineano l'incompatibilità del suo obiettivo di sempre: "La PACE". La pace si ottiene non si ottiene con la guerra, a volte è necessaria si, ma se si rifiuta il dialogo, specialmente con i paesi arabi, non ci sarà mai un segnale positivo. Questo lo sa bene sia l'ONU che gli americani che gli arabi. Se la proposta fatta dagli arabi era troppo unilaterale e negava i diritti di Israele, si faceva un compromesso, non la si rifiutava di punto e in bianco. Evidentemente la pace non serve subito. Si deve ottenere qualcosa e poi l'arrestarsi dell'avanzata di Israele potrebbe interpretarsi come una resa. Le trattative vanno avanti...ma i morti pure. Vale più la vita di una sola persona o del tempo per approfondimenti, tempo per far crescere il prezzo del petrolio e per la vendita di armi?
Prepariamoci ad assistere al peggioramento della situazione e, soprattutto, a vedere scorrere un mare di sangue innocente, israeliano e palestinese.

sabato 29 novembre 2008

Interessi occidentali in Congo: dagli americani agli alleati


Che il caso non esiste non è cosa nuova. Certo un caso non è la continua guerra in Congo. Certo non è una tipica e sola guerriglia africana. Analizzando meglio la questione ho scoperto subito qualcosa di interessante e ovvio. Vi è lo zampino dell'America e degli alleati, non è chiaro se pure del nostro Paese, ma sicuramente l'ENI sta facendo affari di rilievo anche in CONGO.
Vediamo di arrivarci, con un bel po di pazienza e attenzione.
Il 23 gennaio 2008, a Democracy Now, Amy Goodman con Maurice Carney e Nita Evele, hanno trattato l'argomento del (Democracy Now! Corporations Reaping Millions as Congo Suffers.)
Qui alcune delle considerazioni che si sono fatte:

1. Dal 2001 al 2003, le Nazioni Unite riferivano dello sfruttamento illegale delle risorse naturali del Congo.
Furono menzionate numerose società americane, comprese la Freeport-McMoRan e la Cabot Corporation.
L'ex direttore della Cabot Corporation è Samuel Bodman, attuale Segretario all'Energia nell'amministrazione Bush.
Il governo congolese ed il popolo congolese non beneficiano della ricchezza che viene estratta da gente come Freeport-McMoRan.
2. Dei primi ministri canadesi hanno collegamenti con l'industria mineraria in Congo. Joe Clark, Brian Mulroney e Jean Chretien hanno profittato del Congo.
3. In Congo, l'80% della popolazione vive con 30 centesimi o meno al giorno.
4. Secondo dei rapporti, il leader congolese Joseph Kabila nell'ottobe del 2007 è stato convocato a Washington dopo avere firmato un affare dal $5 miliardi con la Cina.
Secondo le voci, Joseph Kabila è stato messo al potere dagli USA e dai loro alleati.
Con Joseph Kabila al potere, le multinazionali hanno prosperato. La terra ed i fiumi sono stati venduti alle multinazionali. La gente locale ha subito.
5. Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale hanno stabilito regole finanziarie che limitano il governo congolese e che favoriscono le multinazionali.
6. Il Congo nel 1996 è stato invaso dal Ruanda e dall'Uganda, quando installarono al potere Laurent-Désiré Kabila. Fecero questo con l'appoggio degli Stati Uniti.
Quindi, nel 2001, quando Laurent-Desire Kabila non serviva più agli interessi dei ruandesi, degli ugandesi e degli USA, fu assassinato.
I ruandesi e gli ugandesi invasero il Congo nel 1998. 5,4 milioni di congolesi morirono.
Il 9 febbraio 2008, Keith Harmon Snow presentò un articolo (Dissident Voice: Gertler’s Bling Bang Torah Gang) che compone i seguenti punti:
Maurice Templesman è uno dei principali finanziatori di Barack Obama.
Famiglie come Tempelsman, Oppenheimer, Gertler e Steinmetz sono associate in compagnie minerarie in Congo.
Nel 2007 in Congo vi era la lotta tra Jean-Pierre Bemba e Joseph Kabila. Ciascuno voleva essere l'unico a poter fare soldi dagli accordi con le compagnie minerarie.
La maggior parte dei congolesi comuni guadagna meno di un dollaro al giorno e qualsiasi tentativo di sciopero è probabile che venga schiacciato con la violenza.
Secondo un articolo di CorpWatch, 25 eprile 2001, CorpWatch: Africa: U.S. Covert Action Exposed:
Promemoria e cablogrammi declassificati tra ex presidenti e funzionari del Dipartimento di Stato USA degli ultimi quattro decenni menzionano Tempelsman con input diretto alla destabilizzazione di Congo, Sierra Leone, Angola, Zimbabwe, Namibia, Ruanda e Ghana.
I documenti rivelano che si è guadagnato i galloni con le potenze occidentali nel rovesciamento del primo presidente eletto del Ghana, Kwame Nkrumah, e nell'assassinio appoggiato dalla CIA del primo presidente eletto del Congo, Patrice Lumumba.
Fino al 1997, Tempelsman era nominato per l'insabbiamento in corso del sostegno segreto di USA-CIA all'ex presidente dello Zaire (ora Repubblica Democratica del Congo [DRC]), Mobuto Sese Seko, che morì in esilio nel 1997 dopo il rovesciamento del suo regime dal recentemente assassinato Presidente congolese Laurent Kabila.
Tempelsman viene menzionato come l'agente a capo della svendita dell'eccedenza grezza della riserva strategica di diamanti negli Stati Uniti che è stata utilizzata per finanziare le imprese del defunto dittatore.

Chi si prenderà le ricchezze minerali del Congo, che comprendono di tutto, dal petrolio all'oro?


1. "Il brutale conflitto nel Congo orientale è il risultato di... una zuffa per le ricchezze minerali della regione...
"Cobalto, rame, diamanti, oro, argento, stagno e coltan, l'ingrediente essenziale per i telefoni cellulari, fanno del Congo uno dei paesi dell'Africa più ricchi di minerali".
2. "La compagnia petrolifera francese Total ha dichiarato (28 ottobre 2008) che stava considerando di sfruttare le sabbie bituminose nel... Congo, dove si trova il principale produttore di petrolio e gas...
"In maggio la compagnia petrolifera italiana ENI ha firmato un accordo con il Congo per sfruttare le sabbie bituminose a Tchikatanga and Tchikatanga-Makola nel sud, stimato di contenere riserve tra i 5oo milioni e 2,5 miliardi di barili". (French oil giant mulls exploiting Congo tar sands)
3. "Martedì (28 ottobre 2008) i ribelli congolesi hanno continuato la loro marcia verso la capitale regionale di Goma, scacciando soldati dell'esercito impauriti e decine di migliaia di civili sfollati sulle strade fangose davanti a loro". (Congo rebels push toward key city)
4. "Le radici dell'instabilità del Congo si fanno risalire al genocidio ruandese del 1994, nel quale furono massacrati centinaia di migliaia della minoranza Tutsi. I ribelli Tutsi del Ruanda quindi rovesciarono il governo ruandese dominato dagli Hutu nella conseguente guerra civile, costringendo milioni di Hutu a fuggire in Congo...
"Il Ruanda ha invaso il Congo due volte nel tentativo di sbaragliare gli estremisti Hutu ruandesi, dapprima nella guerra del 1996-97 e di nuovo nella guerra del 1998-2002. Molti hanno comunque accusato il Ruanda di venire sviato all'inseguimento di diamanti. oro ed altri minerali.
"Dal 1994, la guerra civile ed i conflitti tribali in Congo hanno fatto morire circa 4 milioni di persone a causa di combattimenti, carestia e malattie". (Congo's violence tied to 1994 Rwandan genocide)
5. "Secondo documenti francesi declassificati, l'ex presidente francese François Mitterrand appoggiava gli esecutori del genocidio del 1994 in Ruanda nonostante chiari avvertimenti che venivano orchestrate uccisioni di massa della popolazione Tutsi.
"La pubblicazione dei documenti su Le Monde di oggi conferma per la prima volta i sospetti a lungo tenuti contro la Francia. I precedentemente segreti telegrammi diplomatici e promemoria governativi suggeriscono anche che il defunto presidente francese era ossessionato dal pericolo di una influenza "anglo-sassone" che afferrasse il Ruanda". (The Independent)
6. Attorno a Lubumbashi vi è molto rame, coltan e zinco.

Viene trattato da una società a capitale misto tra la compagnia mineraria statale, il George Forrest Group (una conglomerata belga-congolese) e l'American OM Group.
"Nel 2002, una commissione dell'ONU suggerì che 29 società - compreso il George Forrest Group - affrontassero delle sanzioni per le loro operazioni nella DR del Congo.
"Il rapporto della commissione accusava il George Forrest Group di gestire le proprie operazioni minerarie in una maniera che portava fuori dal paese quanti profitti possibile, mentre portava un beneficio minimo alla DR del Congo". (BBC Cache)
Leopoldo II (1835 – 1909) era re del Belgio e primo cugino della regina Vittoria.
Si diceva che Leopoldo II fosse cliente della casa di flagellazione e bordello "Villetta Rossa" di Mary Jeffries a Hampstead, Londra.[1]
(Secondo le voci, la monarchia belga era collegata allo scandalo Dutroux e ad altri scandali - BBC News EUROPE Belgian king wins paedophile rebuttal / Chateau des Amerois - Mother of Darkness Castle )
Leopoldo II è stato il fondatore e unico proprietario delllo Stato Libero del Congo, ora noto come la Repubblica Democratica del Congo.
Un ufficiale bianco descrisse un assalto per punire un villaggio congolese che aveva protestato contro le azioni dei belgi. L'ufficiale bianco al comando "ci ordinò di tagliare la testa agli uomini e di appenderle alle palizzate del villaggio, anche i loro organi sessuali e di appendere le donne ed i bambini alla palizzata nella forma di una croce". (Mass crimes against humanity in the Congo Free State)
Come nota la BBC, i congolesi hanno imparato dai belgi.
"I soldati del Congo non hanno mai abbandonato il ruolo loro assegnato da Leopoldo - come la forza per reprimere, torturare e razziare la popolazione civile inerme". - (BBC NEWS Africa King Leopold's legacy of DR Congo violence)
Secondo Wikipedia, "L'estrazione di gomma ed avorio in Congo dipende dal lavoro forzato ed è risultata nel massacro e nella mutilazione di milioni di congolesi (all'epoca approssimativamente la metà della popolazione).
"Gestiva il Congo come suo feudo personale; per lui era una impresa affaristica...
"Come descrive Adam Hochschild in King Leopold's Ghost, la Francia, la Germania ed il Portogallo furono svelti ad adottare i metodi congolesi in quelle parti delle loro colonie dove si trovava la gomma naturale, imponendo ai nativi una simile perdita di vite". (Leopold II of Belgium - Wikipedia, la libera enciclopedia )

mercoledì 10 settembre 2008

Pansa: "Vi svelo le ipocrisie degli antifascisti"

intervista di Luca Telese
pubblicata su Il Giornale il 10 settembre 2008

Giampaolo Pansa, è divertito. «Mai avrei pensato, in tutta la mia vita, che mi sarei ritrovato a difendere La Russa dagli attacchi dei moderati del Partito democratico! Mai. Su Salò, per giunta... Questa polemica ha qualcosa di antistorico e barbaro che non capisco e non voglio capire. L’antifascismo ringhiante di Veltroni e Franceschini oggi non è credibile. Anche perché, proprio Franceschini tre anni fa... ». Alt! Per ora ci fermiamo qui, e vi lasciamo in sospeso, perché in questa intervista c’è una storia che stupirà molti. Ma siccome il giornalista più famoso d’Italia è un fiume in piena, bisogna prima di tutto spiegare cosa pensa.
Per lui, che ci ha scritto sopra una quadrilogia saggistico-narrativa e un romanzo, la polemica sulla Repubblica sociale esplosa dopo le dichiarazioni del ministro Ignazio La Russa è l’occasione per tirare le fila di un viaggio iniziato con la tesi di laurea, da ragazzo, e proseguito con il lavoro monografico degli ultimi anni. Fino all’ultimo libro, I tre inverni della paura, che lui definisce «un via con il vento nella guerra civile». Pansa ha scritto una saga ambientata più di mezzo secolo fa, ma che oggi, quando gira l’Italia, pare un instant book. Ogni volta che lo presenta vede accorrere folle di lettori: «Cinquecento persone a Parma domenica... Chissà quante ne troverò sabato a Revere, in provincia di Mantova. Per questo pubblico, tra cui molti giovanissimi, è come se parlassi di ieri».
Pansa, perché parla proprio di Franceschini?
«L’ho visto, in televisione indignato contro La Russa, in cattedra sull’antifascismo. E sono rimasto di stucco».
Perché? Non è legittimo?
«Vede, nella Grande Bugia ho raccontato la storia di una ragazza che da bambina girava per le vie di Poggio Renatico, il suo paese, con gli occhi sempre bassi».
Per la vergogna?
«No. Era figlia di un fascista, ma non se ne vergognava. Però le vie erano tappezzate di scritte su suo papà, Giovanni Gardini. Dicevano: "A morte Gardini!"».
E chi era Gardini?
«Un amico di Italo Balbo: con la Rsi divenne Podestà di San Donà di Piave. Dopo l’8 settembre fuggì per salvare la pelle. Per fortuna ci riuscì».
Perché me lo racconta?
«La bambina si chiamava Gardenia, ed era destinata a diventare madre di un bimbo. Di Dario. Cioè Franceschini. E sa chi me l’ha raccontato?».
Chi?

«Lo stesso Franceschini! Ecco perché, quando vedo semplificazioni antistoriche, e che a farle è il Pd, scuoto il capo».
Cosa non la convince?
«Non credo che il problema del Pd sia la storia del ’45. Mi cascano le braccia se vedo Veltroni abbarbicato a questo antifascismo perdente e suicida. Perché so che il suo vero problema è Di Pietro che fa la faccia feroce. Lui allora rilancia, senza esserne convinto, perché gli stanno rubando il patrimonio».
Parliamo del primo inverno della paura, nel 1943.
«Non capisco cosa ci sia si scandaloso in quel che ha detto La Russa».
Forse il suo ruolo?
«Ma il ministro della Difesa non è un sacerdote della repubblica, tenuto all’imparzialità! Non siede al Quirinale. È un politico, un ministro. Posso citarle i numeri di Salò?».
Degli arruolati.
«Sì. Secondo le fonti della Rsi, furono più di 800mila».
Stime di parte?
«Non molto contestate, a dire il vero, ma il nodo è un altro. Vogliamo dire che erano 500mila? Il fatto è chi erano davvero questi ragazzi».
Intende il loro identikit?
«Dico che è grottesco etichettarli tutti come torturatori e amici dei nazisti! Molti di loro erano cresciuti nel regime fascista, immersi in un clima di propaganda perenne: cinema, scuola, radio... le divise dei figli della lupa... ».
E quindi?
«E quindi, la maggior parte di loro, non poteva certo schierarsi per un parlamento legittimo, che non aveva nemmeno mai conosciuto».
Giudizio storico o politico?
«Dico che quella educazione, fatalmente, portava molti di loro all’idea che difendere la patria dagli angloamericani fosse il primo dovere».
Bisogna distinguere, dice?
«Da storico "dilettante" mi occupo di queste cose dai tempi della laurea... Sono storie complesse. Altrimenti non si capisce come mai, fra quei ragazzi, ce n’erano molti che divennero sinceri antifascisti, Nomi mille volte citati: Tognazzi, Dario Fo, Vianello, persino Gian Maria Volontè».
Ma ci fu pacificazione?
«Anedotto illuminante. Quando andai al Giorno, nel 1964, Italo Pietra, che aveva fatto il partigiano, e si trovava molti ex ragazzi di Salò in redazione, scherzava: "Chi di voi mi ha fatto saltare la casa, sul monte Penice, nel rastrellamento dell’agosto 1944?"».
Difficile a credersi, con gli occhi di oggi.
«Invece accadeva. E gli rispondevano: "Io no, stavo nella brigata nera di Varese...", "Io neppure, ero con gli sciatori di Pavolini..."».
Sta cercando di dire che...
«Fino a che non arriva il detonatore violento degli anni di piombo, questo paese aveva chiuso la faida del ’45».
E teme che ora si riapra?
«Con tanto odio in giro, temo possa accadere. Un altro esempio insospettabile?»
Su chi?
«Livio Zanetti: grande maestro di giornalismo, direttore dell’antifascista L’Espresso».
Quando si seppe che...
«A metà degli anni settanta, per il dispetto di un’agenzia di stampa di destra. Ebbene: nessuno, dico nessuno, si azzardò a chiederne la testa».
Chiedo ancora: come mai?
«Erano tempi meno feroci. Forse il Pci aveva altre bandiere, il mito dell’Urss. Ecco, a me preme spiegare che quei ragazzi di cui parla La Russa, non erano quattro miserabili scherani, come vuol far credere chi polemizza con lui».
E chi erano?
«Uomini che si trovarono giovanissimi nel tempo delle scelte dure. Alcuni di loro potevano essere nostri padri. O fratelli. O persino, come nel caso di Franceschini, i nostri nonni».

venerdì 5 settembre 2008

IL PORTALE DELLA TECNOLOGIA


Il titolo di questo post sembrerà ambiguo, dato che questo non è certo un portale tecnologico, ma abbiamo inserito una serie di servizi non comuni per renderlo sempre più aggiornato e alla portata di varie esigenze. L'intendo è quello di offrire contemporaneamente servizi e informazione, far si che l'una aiuti a sviluppare l'altra. Infatti, tramite questo portale, è possibile:
- inviare SMS gratuitamente in Italia e all'estero;
- usare il dizionario di Inglese e Tedesco;
- consultare gli orari del treno per qualunque destinazione;
- trovare le offerte e gli orari dei voli delle compagnie aeree più convenienti;
- guardare RAI News24 in tempo reale o altre TV a vostra scelta.

giovedì 10 luglio 2008

Non tornano i conti di Tonino!!!

Articolo di di Giulio Sansevero [ 10/07/2008] pubblicato su "LAVOCEDELLEVOCI"
Spunta fuori un altro appartamento di Antonio Di Pietro. Il leader dell'Italia dei Valori l'ha acquistato il 16 marzo del 2006 a Bergamo. 178 metri quadrati di superficie catastale, 9 vani, il tutto per una cifra molto bassa: 261.661.000 euro. L'immobile si trova al terzo piano di via Locatelli 29, una delle arterie piu' pregiate della “city” orobica. Abbiamo consultato un immobiliarista del posto e ci ha detto che un appartamento di quella grandezza, in quella zona, nel 2006 poteva essere tranquillamente venduto a non meno di 500.000 euro.
Un vero affare dunque per l'ex pm di Mani Pulite. Come ha fatto a pagarlo cosi' poco? L'ha acquistato dall'Inail, che, proprietario di tutto lo stabile, lo ha ceduto nell'ambito della cartolarizzazione del suo patrimonio immobiliare. La vendita e' avvenuta il 10 novembre 2004 tramite un'asta con offerte segrete presso il notaio Giuseppina Santangelo. Il prezzo base era di 204.085 euro. A parteciparvi pero' non era Di Pietro stesso, ma Claudio Belotti, il compagno di Silvana Mura, deputata e tesoriera, nonche' socia dell'Associazione Italia dei Valori, la donna che insieme a Tonino controlla con pugno di ferro le finanze del partito. Belotti in un primo momento veniva escluso dal notaio e l'appartamento se lo aggiudicava per 245.000 euro la Bergamo House srl.
Il “signor Mura” pero' non desisteva e presentava un primo ricorso al Tar, che lo respingeva e infine al Consiglio di Stato, che invece lo accoglieva. In giudizio nessuno dei soggetti interessati resisteva al Belotti, nemmeno l'aggiudicataria provvisoria. E siccome l'offerta targata Belotti era piu' alta, l'appartamento veniva venduto definitivamente a lui. Quindi all'atto del rogito, Belotti, che aveva partecipato all'asta per persona da nominare, rivelava che questa persona era Antonio Di Pietro. L'ex pm pagava con 5 assegni non trasferibili della Banca Nazionale del Lavoro e diventava cosi' proprietario dell'appartamento. Se si consulta l'elenco telefonico di Bergamo, ci si imbatte in due numeri (uno e' un fax) intestati a Silvana Mura. Entrambi fanno riferimento alla stessa abitazione, sita proprio in via Antonio Locatelli 29. I due numeri, inoltre, sono gli stessi dell'ufficio di via Taramelli 28, ex sede storica della tesoriera nazionale dell'Italia dei Valori. La coincidenza fa pensare che ora la tesoreria sia stata trasferita nell'appartamento acquistato da Di Pietro.

PARTITO CIRCOLARE
Sarebbe interessante sapere se per caso la Mura sia semplicemente sua ospite (visto il notorio disinteresse per il denaro dell'ex magistrato) o se per caso l'appartamento in questione sia stato affittato all'Italia dei Valori, esattamente come accaduto per quelli di via Casati a Milano e di via Principe Eugenio a Roma, sempre di proprieta' di Di Pietro. In ogni caso niente di illecito, naturalmente; ma se cosi' fosse, sarebbe la conferma che nell'Italia dei Valori cariche e proprieta' immobiliari, partito e parentele, sono come gli assegni: circolari. Per Di Pietro, peraltro, e' stata una vera fortuna che tutto si sia concluso prima della formazione del governo Prodi, perche' se fosse stato ministro, per effetto di norme interne dell'Inail, non avrebbe potuto aggiudicarsi l'appartamento.
Se ogni cosa, come sembra, e' in regola, l'ex titolare delle Infrastrutture dovrebbe tuttavia spiegare alla pubblica opinione dove trovi tutti questi soldi per comprare un cosi' cospicuo numero di appartamenti. Perche' a questo punto cominciano ad essere davvero tanti. Soprattutto per uno che nel 2005 e nel 2006 ha dichiarato un imponibile rispettivamente di 175.000 e 183.000 euro.

L'ITALIA DEI MATTONI

Ma vediamo di ricapitolare il patrimonio immobiliare del leader dell'IdV. Fin quando e' stato magistrato Di Pietro ha acquistato una villetta a Curno dove era andato a vivere con l'allora compagna Susanna Mazzoleni e poco dopo, esattamente nel 1994, un'altra villetta attigua, di otto vani, dove attualmente risiede quando si reca nella cittadina lombarda e dove in una stanza “bunker” conserva il suo archivio personale.
Quando nel 1995 diventa docente all'Universita' di Castellanza, acquista a Busto Arsizio, con un mutuo e i proventi di alcune cause per diffamazione vinte, un grande appartamento di circa 300 metri quadri che trasforma in sede operativa del partito. La spesa e' intorno ai 250 mila euro. L'80 per cento dell'importo viene coperto con un mutuo agevolato. Una parte di questo appartamento nel 2001 ha ospitato un gruppo di carabinieri inviati in servizio a Malpensa dopo l'11 settembre.
Poi nel 1999, appena eletto nel Parlamento Europeo, acquista a Bruxelles un bilocale di 80 metri quadrati. Prezzo ignoto. Lo shopping immobiliare continua e il 3 gennaio 2002 compra un appartamento in via Merulana, a Roma, quello dove vive quando si trova nella capitale. Altri otto vani, per un totale di 180 metri quadrati. Un quarto piano molto luminoso pagato intorno ai 650 mila euro grazie anche ad un mutuo di 400 mila euro acceso con la Bnl.

4 febbraio 2003. Di Pietro acquista a Montenero di Bisaccia, per suo figlio Cristiano, un attico di 173 metri quadrati. Sei vani e mezzo poi ampliati a otto e a 186 metri quadrati (piu' 16 di garage) grazie al condono edilizio del 2003. La spesa sostenuta e' all'incirca di 300 mila euro.
Meno di due mesi dopo, il 28 marzo, Di Pietro compra a Bergamo un quarto piano agli altri due figli, Anna e Toto. Sette vani e mezzo per un totale di 190 metri quadrati. L'appartamento e' situato in un elegantissimo palazzetto liberty di via dei Partigiani, una delle strade piu' belle del centro citta'.
Un giorno frenetico, quel 28 marzo. Presso lo studio del notaio Nosari, infatti, Susanna Mazzoleni, moglie di Di Pietro e madre dei tre ragazzi, acquista un appartamento di 48 metri quadrati, collocato anch'esso al quarto piano. La lista della spesa viene completata con due cantine e un garage, tutti in via dei Partigiani, tutti acquistati presso l'Immobiliare San Michele, rogitati lo stesso giorno e presso lo stesso notaio. Un esborso, dicono esperti immobiliaristi bergamaschi, intorno agli 800 mila euro. Chi ha pagato? Antonio Di Pietro o Susanna Mazzoleni?
Chi conosce Di Pietro sostiene che a pagare non puo' che essere stato il leader dell'Italia dei Valori. Nel 2004, consigliato da un notaio, Di Pietro decide di intestare all'An.To.Cri. (la societa' che prende il nome dalle iniziali dei suoi tre figli e che viene finanziata con prestiti personali del socio unico Di Pietro) l'appartamento che acquista a Milano in via Felice Casati: 9 vani per un totale di 190 metri quadrati. Il rogito avviene il 20 aprile. Il prezzo pagato e' 620 mila euro. Poco dopo An.To.Cri acquista a Roma un appartamento di 10 vani (stessa superifice, i canonici 190 metri quadrati) in via Principe Eugenio, non distante da via Merulana, dove Di Pietro abita. La spesa sostenuta e' intorno ai 900 mila euro. Di Pietro si accolla due mutui che accende presso la Bnl, 276 mila euro da rimborsare entro il 2015 per l'appartamento milanese, 385 mila per quello romano, da restituire entro il 2019. E com'e' noto le rate dei mutui Di Pietro le ricavera' (salvo poi ripensarci in seguito alle poche notizie comparse sull'affaire), dall'affitto versato all'An.To.Cri. dall'Italia dei Valori.
Siamo al 2005: il 23 dicembre Susanna Mazzoleni acquista un piccolo appartamento di due vani e mezzo nella centralissima via del Pradello e sempre lo stesso giorno diventa proprietaria di un ufficio di quattro vani e mezzo, 90 metri, ubicato nella medesima palazzina. Totale del valore tra i 400 e 500 mila euro. Ha pagato l'avvocato Mazzoleni che, come e' noto a Bergamo, di fatto non esercita piu' alcuna attivita' forense? Nel 2006, come sappiamo, Di Pietro acquista l'appartamento di via Locatelli a Bergamo, mentre nel 2007 l'ex ministro avvia l'impegnativa ristrutturazione della masseria di famiglia a Montenero di Bisaccia.

MONTENERO SUPERSTAR

La casa viene interamente demolita e ricostruita ex novo, con un considerevole ampliamento, giungendo ad un'estensione di circa 450 metri quadri, articolati in 12 vani e mezzo. La spesa per i lavori supera i 180 mila euro.
Nel corso degli anni Di Pietro, sempre nella natia Montenero, ha messo insieme 32 appezzamenti di terra, molti dei quali minuscoli, per un totale di 16 ettari di proprieta'. Alcuni di questi li ha ereditati dal padre e altri li ha riscattati dai familiari, difficile pero' ricostruire quanto abbia speso. Nel 2008, infine, il leader dell'Italia dei Valori acquista per sua figlia Anna un altro appartamento a Milano, in piazza D'Ergano: 60 metri quadrati nel quartiere della Bovisa. Costo intorno ai 300 mila euro.
A fronte di queste spese, Di Pietro ha venduto l'ufficio di via Milano, a Busto Arsizio, 300 metri in un zona piuttosto depressa che insieme ai garage di pertinenza ha fruttato intorno ai 400 mila euro, una parte dei quali, almeno 100 mila, restituiti alla banca che aveva erogato il mutuo. Secondo quanto ha dichiarato al giudice romano Luciano Imperiali con questi soldi, non piu' di 300 mila euro, avrebbe acquistato l'appartamento di via Felice Casati a Milano e quello di via Principe Eugenio a Roma, poi venduto nel corso del 2007.
Ma i conti non tornano. All'appello mancano tra i 400 e i 500 mila euro. E tutti i soldi per comprare gli altri appartamenti? Perche' Di Pietro tra il 2002 e il 2008 ha sborsato oltre quattro milioni di euro per acquisire immobili, per se' o per la famiglia. Incassando per vendite circa un milione di euro al netto dei mutui restituiti. A questo si aggiungano le spese sostenute per mantenere la moglie, i tre figli e i tre nipotini, tutti con un tenore di vita altissimo. A differenza di lui, Tonino, che da vero contadino spende poco sia per vestire che per mangiare e quello che risparmia lo investe tutto nel classico mattone.

domenica 6 luglio 2008

Zapatero: via tutti i crocifissi dai luoghi pubblici


Addio ai funerali di Stato cattolici e ai crocifissi nei luoghi pubblici. Il partito socialista (Psoe) del premier spagnolo José Luis Zapatero, in occasione del suo 37º congresso ha presentato il progetto di riforma della Legge organica sulla libertà religiosa «per la progressiva scomparsa dei simboli e delle liturgie religiose negli spazi pubblici e negli atti ufficiali dello Stato».

Ma cosa avrà Zapatero contro un crocifisso in un luogo pubblico? Ha paura? Mi sbaglio ma questa non è laicità ma laicismo? Perchè vuole sradicare le radici culturali (solo di carattere religioso)? Ponendomi queste domande, ho fatto delle ricerche e ho scoperto un particolare interessante che potrebbe dare delle risposte.

Ricardo de la Cierva, ex ministro, ma sopratutto storico e studioso della Massoneria indica in Zapatero un politico massone ed espone la coincidenza della politica del governo spagnolo con i dettami delle Logge. Spiega di essere « documentato» , anche se non vuole rivelare la propria fonte. Allora cita prove dal punto di vista morali: << Questo è un governo massonico come il Gruppo Prisa è un gruppo massonico. Una coincidenza voluta: questi ultimi sono gli editori dell'emittente Canal , che l'anno scorso, in coincidenza con il Natale, aveva mandato in onda la ricetta per cucinare un Crocifisso al forno. Ma concentrano nelle loro mani anche una serie di testate influentissime in Spagna.

Ecco perché De la Cierva porta gli esempi concreti dell'intreccio tra i media e la prassi del Partito Socialista: «La politica ferocemente anticristiana e anticattolica di Zapatero su temi come le relazioni con la Chiesa, il "matrimonio" omosessuale, la riforma scolastica, eccetera, è diretta a sradicare l'influenza della Chiesa nella società. Questa è la massoneria». Aggiunge, indicando proprio nelle Logge uno dei fattori più preoccupanti di divisione della Spagna che, come ai tempi della guerra civile del 1936, «corre un pericolo imminente di disintegrazione» . Anche se, a differenza di settant'anni fa « ora la pace è possibile». Zapatero non sembra accogersene, per quanto si sia «moderato un po', perché ha visto la reazione mondiale dopo la morte di Giovanni Paolo II e l'elezione del cardinale Ratzinger come nuovo Papa.

E, se non bastasse, ha visto come la stampa massonica spagnola si è arresa all'evidenza constatando che Giovanni Paolo II possedeva le qualità che loro stessi venerano: dominio delle masse, profondità spirituale e proiezione universale».
Se non che, alla fase moderata, il premier spagnolo ha già fatto seguire un periodo successivo: il delirio di onnipotenza. Tanto sa che gli è concesso quel che nessuno ha mai osato fare. Da un lato può praticare la tolleranza zero a colpi di fucile contro gli immigrati clandestini a Ceuta e Melilla, dall'altro intavola trattative, anzi un dialogo, con i terroristi dell'Eta, che lo considerano un interlocutore privilegiato per risolvere a modo loro la situazione nei Paesi Baschi, cioè senza abbandonare le armi e non concedendo nulla di più che una tregua armata.

Solo Zapatero se lo può permettere, perché non gli mancano gli appoggi importanti. Quelli in grado, cioè, di costruire il consenso. I poteri forti non legittimati dalla democrazia! .
Leviamo il crocifisso e osanniamo Zapatero...lui può darci delle rispote!!!

venerdì 6 giugno 2008

Ahmad Al Baghdadi: “Il Papa non aveva affatto torto quando ha sostenuto che il pensiero islamico è privo di razionalità”

Dal CORRIERE della SERA del 5 maggio 2008, un articolo di Magdi Allam:
«Il Papa non aveva affatto torto quando ha sostenuto che il pensiero islamico è privo di razionalità». Per averlo scritto e aver dichiarato che «l'islam si è diffuso e si è imposto solo con la spada», nonché «la spada del terrorismo religioso pende sul capo di tutti coloro che affermano delle tesi divergenti», l'intellettuale e accademico kuwaitiano Ahmad Al Baghdadi è stato condannato a fine maggio da un tribunale del Bahrain a una multa di 370 dollari. Una condanna troppo mite, hanno denunciato i Fratelli Musulmani, e certamente lo è rispetto a quella del marzo 2005 quando la Corte d'Appello del Kuwait lo condannò a un anno di carcere con la condizionale e al pagamento di 6800 dollari. Lui, docente di Scienze politiche all'Università del Kuwait ed editorialista di diverse testate arabe del Golfo, aveva deciso di chiedere asilo politico in Occidente qualora la condanna fosse stata esecutiva ed ora ha reagito annunciando che continuerà imperterrito la sua battaglia a favore del pensiero laico e liberale e di denuncia dell'estremismo e del terrorismo islamico.
La riabilitazione dello storico discorso pronunciato da Benedetto XVI all'Università di Ratisbona il 12 settembre 2006 fu espressa da Al Baghdadi in un commento pubblicato sul quotidiano Al Ayyam del Bahrain il 24 ottobre dello stesso anno. «Il Corano contiene decine di versetti sull'uccisione e la guerra legittimanti il contesto islamico denominato la Jihad, così come sono incalcolabili i fatti e i detti attribuiti a Maometto sull'uccisione e il combattimento dei non musulmani, a cui si impone di convertirsi all'islam o di pagare la
Jizya, la tassa imposta ai non musulmani in modo umiliante, oppure di essere uccisi».
Al Baghdadi è convinto, secondo quanto dichiarato nel corso della trasmissione «Ida'at» diffusa dalla televisione Al Arabiya il 20 luglio 2005, che «non ci sono moderati in seno al movimento religioso islamico. Se li costringi a uscire allo scoperto, emergerà il fondamento del loro pensiero che è l'apologia della violenza». In quell'occasione sostenne che il pensiero islamico non recepisce i concetti dello Stato, della democrazia e della civiltà «perché noi non abbiamo la stessa storia e tradizione dell'Occidente. Cinquecento anni prima di Cristo loro avevano Aristotele e la Repubblica di Platone. Da noi neppure Averroè ha detto nulla di nuovo sulla libertà e la democrazia».
All'origine della sua prima condanna nel 2005 vi fu una sonora denuncia delle scuole e delle università islamiche che, a suo avviso, «sono diventate un covo di terroristi islamici». «Non voglio onestamente che mio figlio impari a memoria il Corano, non voglio che diventi un imam o che si metta a pregare nelle tende dove si fa apologia della morte.
Non voglio che studi le materie religiose a scapito della musica. Non voglio che segua le orme degli ideologi o dei terroristi islamici», aveva esordito, «voglio un figlio che aspiri alla pace e che ami il prossimo indipendentemente dal suo colore, razza o religione. Voglio un figlio che contribuisca a costruire, non a distruggere, la società. Voglio un figlio di cui essere orgoglioso per la sua conoscenza e per la sua razionalità, non per il suo oscurantismo ideologico». Al Baghdadi è un musulmano moderato che denuncia la violenza insita nell'islam del Corano e di Maometto e trasformata dagli estremisti islamici in una religione globalizzata che è riuscita a mettere radici anche in Occidente. Lui immagina che fuggendo in Occidente dovrebbe trovarvi riparo e sicurezza dai tagliagola e dai taglialingua che uccidono o zittiscono nel nome di Allah. Purtroppo non è più così, anche se l'Occidente stesso non ne è del tutto consapevole

giovedì 5 giugno 2008

Perchè la Germania non vuole l'Italia nel 5+2



Il ministero degli Esteri tedesco ha affermato di non favorire il nostro ingresso all’interno del gruppo di dialogo con l’Iran formato dai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza più la Germania. In questo breve articolo cerchiamo di capire brevemente le ragioni di questa mossa.
Con l’affermarsi dell’Iran a livello internazionale e soprattutto con lo sviluppo del suo programma nucleare, la comunità ha cercato di impostare un dialogo con Teheran per evitare che la situazione potesse degenerare. Accortasi presto della sua “illegittimità” , la suddetta comunità internazionale decise di includere la Germania nelle trattative.

La mossa aveva molte ragioni. Innanzitutto, Berlino si era appena opposta duramente alla Guerra in Iraq. Inserendola nelle trattative con l’Iran si sperava di ricomporre la frattura anche perché nonostante il suo tanto sbandierato europeismo, il sogno irrealizzato della Germania era un seggio permanente all’ONU. Invece molti creduloni pensavano che quel seggio sarebbe spettato all’Unione Europea.
La Germania ha fatto capire che non vuole l’Italia nelle trattative. Si badi che la ragione non è razzista. Il timore di Berlino è che elevando Roma al suo stesso livello, le ambizioni tanto europee che internazionali della Germania siano costrette a ridursi.

Già lo scorso anno la Merkel si era detta intenzionata a riavviare il programma spaziale tedesco. Per la cronaca, esso era stato lanciato da Hitler. Sta di fatto che a Berlino continuano a capire molto bene chi sono gli avversari e come eliminarli. La crescita del ruolo dell’Italia implicherebbe una sconfitta per la Germania, in quanto Berlino non sarebbe più il solo Paese ad essere aggiunto al Consiglio di Sicurezza. Di qui, non solo le sue mire all’ONU subirebbero uno schiaffo, ma anche la politica all’interno dell’Unione Europea verrebbe modificata. Ecco perché la Merkel ha sbattuto la porta in faccia a Roma.

Quando si parla di Europa, anziché tifare per il candidato ideologicamente più vicino, dovremmo tifare, come italiani, per il candidato più debole.

Il nostro Paese dovrebbe sviluppare una strategia volta a massimizzare la nostra posizione in Europa, prima, e a livello internazionale, dopo, sfruttando minacce, ritorsioni e alleanze tattiche.
Vedremo se la nostra classe dirigente sarà capace di tanto.

lunedì 2 giugno 2008

A.A. Cercasi urgentemente un fascista



Su tutti i giornali, su tutte le reti, in tutti i dibattiti, sulle strade c'è un continuo fiorire del termine “è fascista”, richiamandosi alla parole d’ordine antecedenti alla Repubblica. Da Verona a Ponticelli, dal Pigneto alla Sapienza, a qualsiasi atto di criminalità e di teppismo viene attribuita senza alcuna esitazione la matrice politica, anche quando gli stessi inquirenti la escludono con decisione. Ma tanto non importa, sono i fascisti, i topi di fogna tornati fuori dalle fogne, perché il centrodestra ha vinto le elezioni.

Soprattutto a Roma, perché lo smacco della sconfitta elettorale, dopo anni e anni di governo della sinistra, è davvero duro da digerire. Negli articoli spesso si omette di dire che i cinque di Verona erano bulli da stadio ventenni e solo per uno di loro sono state provate le idee politiche (ma poi, come si fa a dare del fascista a uno che è nato nell’88?); che a Ponticelli è stato un regolamento di conti patrocinato dai camorristi locali; che nel terribile raid del Pigneto non è stata riscontrata alcuna matrice politica (anzi il "capo del commando" è un guevarista convinto); che alla Sapienza il collettivo degli studenti della sinistra volevano impedire (e ci sono riusciti) che si tenesse un convegno della estrema destra sulle foibe.

Naturalmente la violenza va non solo condannata, ma duramente repressa sempre e comunque. Anche per questo bisognerà che la politica faccia capire subito e senza lasciare spazio ai malintesi che la legalità vale per tutti, delinquenti comuni, italiani, stranieri, destri, sinistri e di centro. Ma voler attaccare sbrigativamente etichette politiche, mutuate fra l’altro da un passato ormai lontano, non aiuta nessuno, se non chi cerca consenso elettorale cercandosi un nemico a mio avviso "inesistente". I criminali vanno descritti come criminali, dargli una matrice politica li mobilita, li fa sentire eroici, li fa sentire di parte, mentre non appartengono a nessuna parte, se non quella dell’illegalità. Tutti i giornalisti, tutti i politici, chiunque cerchi di fare minimamente opinione in questo Paese dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza e smettere di cercare di riportarci in un clima di odio di parte, dal quale solo di recente siamo faticosamente usciti.
La sinistra se vuole essere credibile e ottenere un nuovo consenso deve puntare sul futuro, il rinnovamento e cambiamento. Il fascismo è finito, i fascisti non ci sono più da un pezzo...e i comunisti?

martedì 27 maggio 2008

Scontri alla Sapienza. Il clima è sempre mite


Oggi ci sono state tensioni in via Cesare De Lollis davanti all’università tra studenti dei collettivi studenteschi e alcuni esponenti di destra. A terra quattro militanti: due di estrema sinistra e due di Forza Nuova. Sei persone "al vaglio" della Digos.
Trent’anni son passati da quell’anno di fuoco che fù il ‘77 italiano: trent’anni dalla cacciata di Lama da La Sapienza, trent’anni dagli scontri con i fascisti all’università, trent’anni dalla burocrazia piccista, trent’anni dalla dicotonomia di “sacrificio!” La notizie è sconcertante perchè mette alla luce, oltre a della violenza, una situazione insostenibile del clima che vige nel più grande polo universitario italiano. Proprio al fulcro della formazione, dove si dovrebbe tutelare ogni specie di informazione e di ricerca, vigono fenomeni di intolleranza religiosa, sociale e politica.

La rissa tra i ragazzi di estrema destra e sinistra non è un caso isolato ma un allarme. Ve lo dico perchè studio alla Sapienza e conosco realmente ciò che succede nel mio ateneo e soprattutto nella mia facoltà.

Nella nostra università vengono violati principi fondamentali della nostra costituzione:
- art.1 "L'Italia è una Repubblica democratica";
-art.2 " La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo... doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale" ;
- art.3 " E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitano di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini....all'organizzazione politica" ;
- art. 17 " I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente"
...

Non ci deve importare chi ha iniziato a picchiare, chi aveva i bastoni e chi le catene. Ci deve importare le radici del problema. Che sono queste:
- studenti di estrema destra hanno organizzato un convegno sulle Foibe ;
- studenti di sinistra non volevano che la destra organizzasse questo convegno perchè le Foibe non si devono toccare e perchè siamo antifascisti;
- occupazione e revoca della concessione dell'autorizzazione al convegno;
- scontri.

L'università è o no il centro della cultura,della formazione e della ricerca?
NO! A La Sapienza no! C'è un'imposizione del silenzio da parte di studenti di sinistra.Sono un Liberale che ama la propria Patria, l’Italia. Per garantire che la nostra Repubblica sia democratica occore garantire la manifestazione di ogni individuo. Secondo me, bisogna garantire la libertà di parola a destra, sinistra, cattolici, comunisti, fascisti, ebrei e al Papa. Occorre che si parli di foibe, Libia, Risorgimento, brigantaggio, fascismo, resistenza, mafia, relativismo, laicità
, lobby...

Con l'applicazione della libertà di espressione possiamo contribuire a migliorare il nostro paese, la sua storia, a placare gli odi e le violenze. Il Rettore, i presidi e professori non contribuiscono a marginare questo blocco culturale. Gli studenti sono oppressi e ammutoliti da una cerchia di estremisti. E' inamissibile che il silenzio e il mancato garantismo continua a manifestarsi. Dagli "anni di piombo" non è cambiato nulla alla Sapienza, a parte la riduzione dei morti. Tanto, tra un pò di giorni i giornali non ne parlano più!

mercoledì 14 maggio 2008

Inchiesta sullo sperpero di denaro pubblico, il 'modello Molise' in onda su La7


L'emergenza infinita del terremoto del Molise, l'impiego dei fondi dell'art. 15, il "modello Molise" sono stati al centro della puntata di ieri sera di Exit, la trasmissione di La7 condotta da Ilaria D'Amico.
Se vuoi vedere il video andato in onda clicca qui
Questo signore e signori è il Molise. Terra bellissima, dimenticata per anni e balzata alle cronache mondiali per il terremoto o per meglio dire per la morte di quei bambini non causata solo dal sisma ma dall’incompetenza e dalla spregiudicatezza di costruttori e progettisti senza scrupoli. L’inchiesta di Exit mette in luce chiaramente come i soldi destinati alla ricostruzione siano stati spesi in modo scellerato, finanziando attività paradossali (con l’art. 15 è stata costruita anche una megapiscina in un noto locale di Campobasso) ignorando la reale necessità della popolazione colpita dal sisma che è ancora strategicamente rinchiusa nelle casette prefabbricate. L’interesse a ricostruire il più tardi possibile le case dei residenti del cratere è palese. Più tardi escono da quelle case di legno e più soldi arriveranno alla nostra regione o per meglio dire più soldi andranno a finanziare il sistema di imprese che tuttora beneficia dei fondi della ricostruzione.
L’economia della mia regione è da tempo in ginocchio, le storiche medio grandi aziende che fungevano da perno per lo sviluppo della regione sono tutte fallite o stanno per fallire. L’unico datore di lavoro è la regione, le altre istituzioni e le imprese che hanno potuto lucrare sul business della ricostruzione. Una popolazione di 300.000 persone che tira a campare grazie a questo sistema messo in piedi da una classe politica incapace di proporre un reale cambiamento di mentalità.
Manca qualsiasi prospettiva di sviluppo e i giovani sono costretti a scappare convinti che in regione non ci torneranno se non quando raggiungeranno l’età pensionabile.
Si, perché il nostro è UN PAESE PER VECCHI, vecchi stanchi, servili al potere dei pochi fedautari, pronti ad insegnare anche ai pochi giovani rimasti la cultura del clientelismo e del leccaculismo. Una terra dove nessuno ha più voglia di cambiare lo stato delle cose. Dai...continuiamo a tirare a campà!!

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