Pagine

Visualizzazione post con etichetta Denunce. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Denunce. Mostra tutti i post

martedì 17 gennaio 2012

Ecco perchè non ti do il lavoro


Leggete le motivazioni di questo imprenditore:

Potrei assumere 12 persone, ognuna con uno stipendio netto di 760€, non lo faccio. Vi dirò perché. Potresti lavorare per il mio service provider in un ufficio molto carino. Non si tratta di telemarketing o scam. Faresti un lavoro serio, per cui sono richieste molte abilità, 8 ore al giorno, solo nei giorni della settimana. Ti assumerei in regola, pagherei le tue tasse e i tuoi contributi. Potrei dare un lavoro del genere ad una dozzina di persone, ma non lo farò, e qui vi spiego perché.



Non assumerei donne:



La ragione è molto semplice: le donne fanno bambini. Non ho il diritto di chiedere se lei ne voglia o meno.


Non fraintendetemi, non ho nessun problema con le donne che diventano mamme. Io sono nato da una donna perché ha voluto essere madre e mia moglie stessa è madre dei miei figli. Non assumerei una donna perché quando rimane incinta, ha 3 anni di permesso per maternità, durante i quali non posso licenziarla. Se volesse avere 2 figli, l’assenza dall’azienda sarebbe di 6 anni.



Ovviamente, il lavoro deve essere portato avanti, quindi io dovrei assumere qualcun altro che lavori al suo posto mentre lei passa la sua vacanza. Ma non solo non potrei licenziarla mentre è via, non potrei licenziarla neanche una volta tornata. Quindi dovrei licenziare chi ha lavorato al suo posto per tutto il tempo.

Quando una donna torna a lavorare dopo il periodo di maternità, io sarei costretto per legge ad aumentarle lo stipendio al livello attuale della sua posizione. In più, dovrei concederle le ferie che ha accumulato durante il periodo di assenza. Quando finalmente torna a lavoro, inizierebbero per lei 2-4 mesi di vacanza completamente pagata.



Non assumerei persone sopra i 50 anni:



Non che abbia problemi con i professionisti con esperienza. Non li assumerei, perché sono molto vicini all’età protetta. E quindi rimarrei intrappolato, come nel caso di assunzione di una donna. Non si possono licenziare le persone in età protetta, quindi dovrei pagare lo stipendio e tutti i costi annessi anche se lui o lei non dovesse lavorare bene, o almeno a livelli accettabili.
Non potrei licenziare impiegati protetti, ma qualcuno dovrà pur fare il lavoro al loro post; e quindi dovrei assumere un’altra persona. A me va benissimo che siano protetti, ma allora io non li assumo.



Assumerei solo uomini di età compresa tra i 25 e i 50 anni:



Anche loro sono rischiosi da assumere. Se per una qualunque ragione (non guadagno abbastanza, o non mi piace come lavorano) volessi licenziarli, non ne avrei il diritto. C’è un altissimo rischio che ricorrano alla corte, e c’è un’altissima probabilità che vincano.



Mi costeresti 1572€.
Salario
Netto:
Salario
Lordo:
Costo
totale
State
markup:
€ 185 € 238 € 306 165%
€ 227 € 306 € 393 173%
€ 322 € 458 € 589 183%
€ 408 € 612 € 786 193%
€ 479 € 765 € 982 205%
€ 570 € 917 € 1178 207%
€ 760 € 1223 € 1572 207%
€ 950 € 1529 € 1965 207%

Questi sono dati precisi relativi al 2011, dalla calcolatrice di stipendi www.nettober.com. Come puoi vedere, il tuo salario netto di 760€ significherebbe per la compagnia un costo di 1572€. L’unico modo per rendere inferiore questo moltiplicatore x2 dello stato sarebbe pagarti di meno.
Ma non ti assumerei per meno, perché penso che non potresti avere una vita decente per meno di 760€. Diverresti presto depresso, distruggeresti la tua stessa vita, la mia azienda e infine me. Quindi, non ho intenzione di assumere nessuno per meno di questa somma.

Guarda questa tabella:

berkoltseg europa Ecco perché non ti do lavoro
Il grafico l’ho preso da un Deloitte study. Come puoi vedere, lo stato ovunque si porta via poco meno della metà del tuo stipendio. E’ fastidioso sapere che io pago più di 1500€, ma che tu ricevi meno della metà. Specialmente dal momento che ricevi le stesse cure mediche di chiunque altro, registrato con uno stipendio minimo.

Dovrei anche tenere in considerazione che per una persona di 35 anni sono previsti 25 giorni di ferie all’anno. Ciò significa 1 mese extra in cui devi essere sostituto da qualcun altro. Se avevo bisogno del lavoro di 12 persone, dovrei assumere 13 persone per sostituire chi, in ogni momento, è in vacanza.

Ma ti darei un lavoro nonostante tutto quello che abbiamo affermato finora.

Sono un imprenditore coraggioso. Un imprenditore prende rischi, quindi venderei il mio appartamento e traslocherei in uno in affitto. Prego che i 90.000€ ricavati dalla vendita siano abbastanza. Lancerei il mio business con orgoglio, e se non dovessi avere successo non mi piangerei addosso.

La mia compagnia offrirebbe un ottimo servizio, e ciò è impossibile senza condizioni di lavoro decenti. Assumerei 13 persone. Avrei bisogno costantemente di 12 persone a lavoro, più quella che lavora al posto di chi è in ferie. 14 persone, incluso me, lavorerebbero in un ufficio di 158 metri quadri, fornito di tutto il necessario e confortevole. Mi costerebbe 10€/m^2/mese di affitto, e 3.5€/m^2/mese in tasse, per un costo totale di 2133€ al mese.

Le mie spese mensili sarebbero così ripartite:

Ufficio: € 2,133
Stipendi: 13 x €1572 = € 20,436
Altre spese (marketing, etc.): € 3,058
Totale: € 25,627



Alquanto terrificante come bolletta mensile non credete? Questo è quello che dovrei pagare ogni mese, indipendentemente dal mio guadagno. Nei mesi buoni, e in quelli meno buoni. Nella stagione bassa estiva, e prima di Natale quando il lavoro è sempre poco.

La compagnia non potrebbe vendere più di 1000 ore/mese di servizio (mediamente). Quindi per raggiungere il mio break even point, cioè far sì che le entrate coprino i costi, dovrei fissare il prezzo a €25,627 / 1000 = €25 / ora. Ma il break even point non è abbastanza, dovrei anche avere qualche profitto.

Non sono bramoso o avido, per cui porrei il mio margine di profitto al 20% del prezzo. Ciò aumenterebbe il pezzo orario a €30, che significa trenta euro più iva, €37,5. Arrotondando verso il basso, fisserei infine il prezzo del nostro servizio ai clienti a €37/ora.

Di questi 37€, 7 andrebbero direttamente allo stato, 30 sarebbero ricavo dell’azienda. Sono una persona ottimista. Il nostro marketing andrebbe alla grande, i miei piani risulterebbero perfetti, avremmo successo a vendere di media 1000 ore di servizio al mese. Il business volerebbe, sarei felice con tutti i miei lavoratori, tutti lavorerebbero serenamente.

Questo genererebbe 1000 x €30 = €30.000 di ricavi.

€4373 sarebbero profitti. Potrei pagare a me stesso uno stipendio lordo di €2.446, il che costerebbe all’azienda €3.144. Dopodiché, il mio stipendio netto sarebbe di €1.521, quasi il doppio di ciò che guadagnano i miei lavoratori, e la compagnia avrebbe €1.229 di profitto lordo. Pagherei €122 di corporate tax, e la tassa locale sul business, 2% dei profitti, che significa €600. Alla fine, la compagnia avrebbe €507 al mese da poter mettere nel proprio conto bancario.

Quindi farei €1521 al mese, ma non dimenticate, che ho venduto il mio appartamento da 90.000€, e ho investito i soldi della vendita nella compagnia. Quindi dovrei pagare l’affitto di almeno €300, altrimenti sarei un senzatetto. Vivrei una vita modesta, non spenderei molto, perché al contrario dei miei dipendenti, lavorerei 12 ore al giorno tutti i giorni, anche nei weekends.

In questo modo potrei risparmiare €900 al mese, quindi il mio investimento di 90.000€ ritornerebbe dopo 100 mesi. Cioè ci vorrebbero 9 anni prima di riavere i soldi investiti nella compagnia, e potrei allora comprarmi un nuovo appartamento. Da quel momento non dovrei vivere con un budget limitato, non dovrei pagare affitti, e non dovrei necessariamente risparmiare altro. Fare la vita dell’europeo.

Sotto queste circostanza – spero sia comprensibile, non sento un urgente necessità di vendere il mio appartamento e investire i miei soldi in una nuova azienda.

Ma per 4 ragioni non lo farò definitivamente:

  1. La concorrenza vende lo stesso servizio, illegalmente, in circostanze pessime, chiedendo €9 all’ora. Semplicemente incassano i soldi, senza neanche pagare l’IVA. Non devono prendersi alcuna responsabilità, non ci sono assicurazioni, ufficialmente non fanno niente, non esiste nemmeno una traccia ufficiale e legale della loro esistenza. Non devono prendere un ufficio in affitto ed assumere un contabile. In questo modo con 5 ore al giorno possono facilmente guadagnare 1000€. Alzerebbero il dito medio di fronte alla mia offerta di lavoro per €760, nel quale non sarebbe loro permesso di lavorare male, e dovrebbero presentarsi in tempo ogni giorno e mantenere alti standard di professionalità. Non sarebbe loro permesso di truffare i clienti, e se lo facessero, verrebbero licenziati.
  2. La concorrenza farebbe campagne diffamatorie contro la mia compagnia. Dovrei affrontare la propaganda anti-capitalista, verrei visto come uno stronzo avido ed egoista che chiede €37 per un lavoro offerto da altri a €9. Sarei visto come un nemico del grande popolo ungherese, mentre altri lavorano onestamente per una frazione del mio prezzo…
  3. Molto dei miei dipendenti verrebbero a lavorare da me solo per imparare i segreti del mio business e rubarmi i clienti. Li attirerebbero promettendo loro stesso valore e qualità di servizio, ma ad una frazione del prezzo. Dopo avermi rubato abbastanza clienti, creerebbero deliberatamente uno scontro che mi porti a licenziarli. Così andrebbero dal giudice, affermando che io li abbia licenziati illegalmente, e vincerebbero la causa. Nel frattempo, lavorerebbero felici per la clientela rubata, che mi è costato una fortuna costruirmi. E, naturalmente, sarebbero offesi. Andrebbero in tutti i forums, dicendo a tutti che loro sanno di cosa stanno parlando. Non solo il mio servizio sarebbe troppo caro, ma anche la qualità una schifezza.
  4. Protestare per tutto questo non servirebbe, niente e nessuno mi darebbe alcun aiuto.
Ecco questo è fondamentalmente il perché non io abbia deciso di non dare lavoro. E credo che molti imprenditori che hanno provato a far partire un business, non continueranno nel tentativo per questi motivi. E questa è la causa prima per cui sempre più persone sono disoccupate, che quindi comprano sempre meno, il che vuol dire che pagano sempre meno IVA. Ecco perché ci sono sempre meno imprese decenti, e assumono sempre meno, pagano sempre meno tasse, per cui ci sono meno soldi pubblici per gli aiuti sociali, ed ecco in definitiva perché i servizi sociali assomigliano sempre più a campi di concentramento.
Ti darò lavoro solo se:
  1. Potrò licenziarti, quando e se lo voglio;
  2. Se l’IVA scenderà al 20%, meglio al 15%;
  3. Se lo Stato si porterà via “solo” il 30% dei miei guadagni;
  4. Se redditi più alti non saranno più esponenzialmente puniti;
  5. Se lo Stato si occuperà di punire la corruzione invece di chi da lavoro.
Finché queste cose non saranno cambiate, non ti darò lavoro. Finché lo Stato non stanerà la corruzione in ogni suo possibile aspetto, non farò partire un business, e non creerò posti di lavoro.

------------------------------------------------------------------------------------------------
Questa è una traduzione dell’originale post ungherese, “Tőlem ezért nem kapsz munkát ” pubblicato il 27 luglio 2011. Nonostante il successo ottenuto nella blogosfera ungherese – generando più di 90.000 “mi piace” su Facebook – niente è cambiato in meglio. Al contrario. Tutto è molto peggiorato. A tutti voi, lettori internazionali, qui 760€ di salario netto suonano come uno stipendio da sogno per la maggior parte delle persone. Anche i dottori in medicina guadagnano meno della metà, all’inizio della loro carriera. I prezzi invece sono uguali come ovunque.

giovedì 26 agosto 2010

NUOVE OPPORTUNITA' PER I GIOVANI: PERCHE' NON CHIEDI ALL'AMICO DI PAPA'?

Alcuni dati dicono che l’Italia è al ventunesimo Paese al mondo dove si vive meglio. Il fattore penalizzante è la mancanza di opportunità. Da buon ragazzo di provincia mi verrebbe da dire: << Però il nostro è Paese dove si mangia meglio al mondo!>>. Basta aprire meglio gli occhi, cercare di uscire dalla comune mediocrità per capire che il mangiare è soggettivo e che non rappresenta un elemento rilevante di un buon vivere. La mancanza di opportunità è sintomo di un Paese bloccato, stagnante e senza prospettive. La questione è grave, non va trascurata. Senza opportunità viene a mancare il futuro. E’ come vedere un cane triste perché non riesce a mordersi la coda. I cani siamo noi giovani e le code rappresentano gli obiettivi che non riusciamo a raggiungere.
La nostra generazione è generalmente abituata ad un decente stile di vita, a volte viziata e non abituata al sacrificio. Bene o male, nessuno ha patito gli sforzi dei nostri genitori o comunque dei nostri nonni. I tempi erano diversi certo. Dopo la seconda guerra mondiale, negli anni 60 soprattutto c’èra voglia di crescere, di risorgere e di fare salti sociali. C’erano opportunità da sfruttare, si metteva tutto in campo e c’era voglia di lavorare motivati. Da qualche anno invece è tutto cambiato. La nostra economia non cresce più, aumenta la disoccupazione, il welfare state rischia di saltare e il nostro Paese ha un debito pubblico esorbitante. A livello finanziario il nostro è un Paese a rischio. I tassi d’interesse delle obbligazioni statali continuano ad aumentare a causa di aumento di rischio e quindi il nostro debito continuerà a crescere. Serviverebbe un rinnovo della macchina burocratica e dei servizi statali al fine di rientrare nella spesa. Purtoppo lo Stato ha sperperato troppo e ne è testimonianza il non ritorno economico. Il nostro è un Paese paralizzato. Ogni governo preferisce evitare riforme drastiche, non si può licenziare nessuno, non si possono toccare le pensioni…sostanzialmente non si riesce a rinnovare niente. Siamo in coma. Un mio professore di marketing aziendale mi ha insegnato: << In azienda, e anche nella vita, bisogna prevedere e risolvere i problemi prima che siano difficili. Prendi il difficile quando è facile!>>. Come dargli torto?

Ogni giovane cercando di guardare al suo futuro…cosa può trovarsi di concreto davanti? Chi entra in una mentalità clientelare, che io non esito a definire una “mafia inconsapevole“, un futuro ce l’ha. Ma chi non vuole piegarsi, che ha voglia di creare qualcosa e che punta tutto sulle sue qualità, che fa? Eccezioni a parte, un giovane davanti a se non trova nulla. Non c’è meritocrazia che abbia spazio tale da soddisfarne la domanda.
Da giovane che sono, sono circondato da coetanei demotivati, tristi e senza aspirazioni. Personalmente confesso che da poco mi hanno soffiato praticamente davanti agli occhi un posto di lavoro a tempo indeterminato a causa di raccomandazioni politiche. Ero il selezionato prima che subentrasse un potere esterno che decidesse chi era il più adatto a quel lavoro. Finalmente posso ammettere amaramente di essere un inculato del sistema.
La speranza non la voglio perdere di certo però ammetto di essere scoraggiato e con un arma in meno. Consapevole che il nostro Paese andrà in recessione, che gli assetti geopolitici stanno cambiando, che avrò difficoltà nell’appagarmi professionalmente tramite canali meritocratici e che probabilmente non crescerò i miei figli con lo stesso tenore di vita che i miei genitori hanno garantito a me, mi demotiva. Ci proverò comunque a cavarmela per quello che mi è possibile ma giuro che farei di tutto perché questo sistema malato cambi. Le rivoluzioni culturali non si fanno da soli. E’ la maggioranza che si deve organizzare ma il sistema elettorale e l’informazione non sono affatto incentivanti. La storia del cane che si morde la coda si continua a ripetere e ripetere…ma i cani sono cani, noi siamo umani, razionali e alquanto coglioni.

sabato 16 febbraio 2008

Emergenza sicurezza : Uno stato che non vuole guardare ( i rom)


Cari lettori, mi dispiace ammetterlo, ma per una volta sto scrivendo un articolo pieno di odio. Non avrei mai voluto scrivere cose così estremiste, ma le domande cercano risposte, i bisogni cercano risoluzioni. Se il garante non fa il suo mestiere (giustizia e sicurezza), vitale per una normale sopravvivenza e alle basi dello stato civile, ogni forma di ribellione è legittima.
Nei mesi scorsi abbiamo assistito a donne stuprate, furti di ogni genere, ragazzi investiti... tutto opera di rumeni (se preferite zingari li chiameremo così). Dette così sembra un classico elenco, normale, di criminalità quotidiana. Invece no! Una violenza sessuale segna il resto della vita di una donna, un furto in casa crea una sorta di ripudio per il luogo che è base della famiglia. A volte negli oggetti di valore attribuiamo un forte ricordo o sentimento. Quindi parlare di criminalità comune è un'ammissione di fallimento. Garantire la sicurezza è compito fondamentale dello stato, è alla base dello stato. L'ultimo decreto sicurezza del governo, non è servito a nulla. Anche se i giornali non ne parlano più, la situazione non è affatto mutata.

Poi, non ci si può lamentare, se gli italiani, a questo punto diventano razzisti, cattivi e feroci – come i rumeni o i gli zingari che delinquono – e invocano leggi più restrittive, anche se c’è un dato oggettivo, che non va dimenticato, e cioè, che paradossalmente è colpa di un Italia buonista e spregiudicata, al tempo stesso, che permette tutto questo. L’Italia dei giudici che cercano tra i cavilli delle leggi, le motivazioni legali – immorali e indegne per un Paese che vorrebbe dirsi civile – per dare il minimo della pena, ed il massimo dei benefici. Ma i giudici si difendono, affermando che applicano la Legge. Possibile che tra le migliaia di leggi, si usino proprio quelle? Non c’è ne sono altre con minore impatto emotivo e sociale? Oppure il garantismo assoluto vale per i carnefici, ma non per le vittime?

Poi, peggio ancora, sono quei sciacalli di imprenditori senza scrupoli, indegni d’essere annoverati nel consesso civile, che a differenza di altri delinquenti stranieri, la delinquenza morale italica, non può essere espulsa, ne dalle menti, né tanto meno dal Paese.

Altre due cose, tra le tante, lasciano annichiliti. La prima il silenzio della politica, e dei grandi media, che a parte qualche tenue presa di distanza, continuano a tacere. Nessuno si è azzardato a condannare pubblicamente i crimini commessi dai rumeni, come ci fosse una sorta di connivenza morale, che non permette una pubblica presa di distanze.

I servizi giornalistici di qualche mese fa, hanno fatto di tutto per farci apparire il rumeno buono, il rumeno che fa attraversare i bambini la strada, la badante – in nero – sempre col sorriso sulla bocca e via discorrendo, e va bene. Fermo restando che questa realtà esiste, e non si può condannare un popolo intero, per colpa di pochi figli di cento padri, o di madri ignote, resta il fatto, che basta guardare le baraccopoli degli zingari sulle periferie delle grandi città, per rendersi conto del degrado, da Paese del Terzo Mondo, che l’Italia sta subendo Roma si sta trasformando – in periferia – in una favelas. Un enorme contenitore di etnie, usi, costumi, lingue e dialetti diversi, di diseredati.

C’è da guardare in faccia alla realtà. Questi zingari, appena arrivano in Italia, passano da nomadi – se lo sono mai stati – a stanziali, iniziando a vivere, non come persone civili, ma come bestie gettando rifiuti dappertutto, copulando come ossessi, per poi mandare i figli a fare gli accattoni sulle strade, rubando, scippando, pestando a sangue, violentando, e ammazzando senza pietà.

Sono anni che la situazione, come un cancro in fase terminale, si degrada sempre di più. Sono anni che i cittadini, denunciano una situazione insostenibile, intollerabile, ma sempre qualche cuore buono apprensivo, che non vive a stretto contatto con le bidonville, gli accampamenti abusivi, che non vive vicino alle discariche a cielo aperto, ed il fetore emanato da questi luoghi barbarici, ma facendo l’intellettuale saputello, denuncia che attaccare gli zingari, significa essere razzisti, grida al fascismo strisciante, appena l’esasperazione esce dal silenzio, e diventa un grido disperato ai microfoni di qualche tv, mentre avere le città piene di briganti, banditi, puttane, borseggiatori – come se non bastassero quelli italiani – è sinonimo di accoglienza, tolleranza, rispetto del diverso, multiculturalità, spirito d’accoglienza, carità comunista italiana, geneticamente diversa dalla vera carità comunista sovietica, che sapeva comportarsi in modo severamente giusto, con questi fulgidi figuri, profumati all’Acqua di Rose.

L’italiano sta diventando razzista?

No semplicemente ha le scatole piene di subire, ha le scatole piene di vedere zingari al Grand Hotel, condannati per omicidio colposo, per aver tirato sotto, ubriachi come somari, quattro ragazzi, e che qualche agente spregiudicato, offre al povero assassino, la possibilità di raggranellare quattro soldi, sulle spalle dei morti.

L’Italiano, non sta diventando razzista, sta solo cercando quella giustizia, che uno Stato assente , non vuole fornire ai cittadini.

Ora ci si indigna per qualche sprangata distribuita a destra e a manca? Ci si indigna perché qualche italiano si sta comportando come uno zingaro, ripagando – alla cieca – con la medesima moneta questi signori, difesi da organizzazioni non governative, che li coccolano come fossero dei discoli disobbedienti, tanto che lo stesso governo Rumeno, da una parte è preoccupato per l’eventuale espulsione degli zingari dall’Italia, e il rimpatrio in Romania, e dall’altra, chiede sicurezza per suoi cari concittadini malfattori e non, vuole, che come un pacco di uova marce scadute, vengano rispediti – a delinquere – nel loro Paese d’origine. Insomma,
la Romania, non li rivuole a casa propria, ma nemmeno è disposta ad accettare, qualche forma di giustizia sommaria italiana.
La Romania, vuole che l’Italia, diventi un immenso campo Rom, una discarica abusiva a cielo aperto, tanto nel bel Paese esiste la libertà di delinquere, e cambiare questo stato di cose, significa attentare alle libertà fondamentali dei criminali, e questo non è accettabile. Prima di tutto i diritti di zingari, taccheggiatori, assassini, stupratori, spacciatori e quanta altra feccia. I diritti dei cittadini, quelli che pagano le tasse, e tacciono, non contano, e non devono contare, ci sono dei diritti superiori da salvaguardare, e bisogna continuare su questa strada, fino all’abisso. Tanto l’Italiano, cornuto e mazzato, dal proprio governo, subisce e tace, e guai ad alzare la testa!

Quello che fa arrabbiare, è il rimpallo di responsabilità, di una classe politica codarda, interessata solo a non farsi disturbare, che gioca senza pietà sulla pelle dei polli – gli italiani – costretti ad avere un governo ed un’opposizione, che invece di fornire soluzioni, preferiscono mandare letteralmente il Paese a puttane.

Gli italiani ne hanno le tasche piene, di rischiare la pelle, dentro e fuori casa, non si sentono tutelati in alcun modo, visto che, di cittadini ammazzati, peggio dei delfini in Giappone, ne sono piene le cronache.

domenica 7 ottobre 2007

Le imprese italiane e i loro affari in Birmania



Con la giunta militare birmana si fanno ottimi affari. Il business nostrano col governo che da due settimane sta usando il pugno di ferro per reprimere le manifestazioni pro-democrazia iniziate dai monaci buddisti ammonta quest’anno a quasi 121 milioni di euro. Lunghissimo l’elenco delle imprese italiane grandi e piccole coinvolte nel giro e che quest’anno hanno importato dalla Birmania soprattutto legname, abbigliamento e pietre preziose per un totale di 59.592.916 euro. Tra i nomi eccellenti figurano fiori all’occhiello del made in Italy di lusso come Bulgari, che quest’anno ha importato preziosi per circa 386mila euro.Mentre la diplomazia internazionale protesta per la repressione in Birmania, l’Italia continua a chiudere affari d’oro con la giunta di Than Shwe. Cifre da capogiro che nel 2006, tra import-export, hanno raggiunto gli oltre 120 milioni di euro coinvolgendo circa 360 aziende italiane. Si parte dall’Oviesse, del noto gruppo Coin, che – nonostante un codice di condotta conforme alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e alle convenzioni sui diritti dei lavoratori dell’Organizzazione Mondiale del Lavoro - è legata al regime birmano da un fatturato di oltre 2,5 milioni di euro.
Buone alleanze anche per il gruppo Auchan che in Birmania ha comprato per oltre 460 mila euro, e per l’italiana Bulgari gioielli con un conto di circa 380 mila euro. Va anche meglio alla francese Van Cleef&Arpels Logistic, che produce articoli di lusso per 4,8 milioni di euro. Meno note alcune imprese come la Bellotti Spa (oltre 7 milioni di euro), e la Nord Compensati Spa (2,4 milioni di euro), mentre stupisce che in alcuni casi si tratti di imprese che, come la Margaritelli e la Gazzotti nel settore del legname, vantano la certificazioni di ecosostenibilità “Fsc”, ma non altrettanta attenzione per i diritti umani. Per le esportazioni il giro di affari supera 60 milioni di euro, ma la presenza italiana si concentra in poche aziende concentrate nei settori meccanici e di difesa. Alla Danieli Officine Meccaniche Spa - specializzata in prodotti industriali nel settore dell’acciaio – il legame con il paese asiatico ha fruttato più di 55 milioni di euro, mentre l’Avio Difesa e Spazio, insieme agli altri settori di Avio Spa, ha mosso nel settore dei componenti aerospaziali militari e civili oltre 1,4 milioni di euro. Ma non è tutto. E’ di circa 60 milioni di euro il giro di affari delle esportazioni. Tra le aziende compare la Avio Spazio Difesa che, insieme alla Avio Spa, ha fatturato quest’anno circa 1milione400mila euro. Leader nella propulsione aerospaziale, come recita il suo sito internet, la Avio è specializzata nella produzione di motori e componenti militari e vanta, tra le altre, la collaborazione con le nostre Forze Armate. Nel dossier non è indicato cosa venda esattamente ai generali birmani.
Le imprese italiane non possono macchiarsi le mani di sangue mantenendo relazioni con l'odierna giunta militare che ha sotto il suo tallone un intero popolo, vessato, torturato e ucciso. Se non intervegono le imprese contro il governo birmano figuriamoci se lo farà il governo italiano incapace di imporsi nemmeno in politica interna. Certo, ognuno ha i propri interessi, ma portiamo avanti la nostra tradizione umanitaria.


Sanmolis

sabato 6 ottobre 2007

Esistono due Portale delle Libertà : il nostro è il primo

Cari lettori del Portale delle Libertà,
vorrei rendervi nota una situazione,difficile da spiegare, che non è certo piacevole per il nostro blog. Il progetto di creare un blog in cui si parlasse di politica, di informazione, di denunce, amicizia e così via nacque nel 2006 grazie a Nicola Santoro (detto: Sanmolis ) che riuscì a mobilitare un gruppo di amici con la stessa passione. Il blog ha garantito sempre la pluralità di informazione e infatti venne chiamato: Portale delle Liberta.

Tutto un tratto è stato creato un "nuovo portale delle libertà" che non è il nostro ma che senz'altro è più competitivo di noi. Ora vi spiego cos'è il "Nuono Portale delle Libertà".IL Nuono Portale delle Libertà raccoglierà proposte e osservazioni da parte di tutti coloro che vorranno contribuire al nuovo programma di governo del centrodestra. Il Portale delle Libertà, raccoglie oltre cento siti selezionati di cultura, politica, economia ed informazione giornalistica italiani ed internazionali. Uno strumento agile e dinamico per mettere in Rete tutti i think tank dell'area di centrodestra: dalle fondazioni agli istituti di ricerca, dalle associazioni ai partiti, dai giornali e dalle riviste ai blog del popolo delle libertà.


La cosa che ci rammarica è che :
Il nome "Portale delle Libertà" era stato creato già nel 2006. Nel 2007 ne è stato creato un'altro con il nome "Portale della libertà". Nel nostro sito si è notata un'impennata di accessi, le statistiche degli utenti in linea impazzivano e la cosa divenne sospetta. Infondo non siamo così bravi da interessare un unumero elevato di persone. Dopo delle ricerche si scoprì che la gente andava su Google e scriveva il "Portale delle libertà" pensando di andare a visitare il "Portale della libertà" (state attenti, la differenza sta nella A). A questo punto, da ragazzi corretti, mandammo una mail al "Portale della libertà" segnalando il disguido e promettendo di aver inserito un link reinviando gli utenti nel "Portale della libertà" e che magari ci potevano inserire tra i loro link...

Da bravi ragazzi cosa abbiamo ottenuto?

Che hanno registrato anche il "Portale delle libertà" (con la E invece che con la A), non ci hanno inserito tra i loro link e non ci hanno risposto. Non è finita qui!! Non mi piace fare accuse che potrebbero essere infondate ma... secondo voi è un caso che fino a settembre se scrivevi su Google "Portale delle libertà" appariva il nostro sito per primo mentre ora esce alla quarta pagina tra i risultati non idonei? Il "New Portale delle libertà" appare per primo... se questa è libertà, se questo è il popolo di destra... Complimenti! Il nostro "Portale delle libertà" vi ringrazia e vi fà gli auguri di buon lavoro! Noi abbiamo ben recepito il concetto di Libertà e di denuncia e ,in base a ciò, continueremo a comportarci coerentemente. In assoluta libertà!

Un saluto da la redazione
del "Portale delle Libertà"
http://sanmolis.blogspot.com/

Calendario Economico fornito da ForexPros - Il Portale di Trading sul Forex e sui titoli di borsa